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L' Associazione Centro Studi Sicurezza sezione Guardie Giurate è stata fondata formalmente nel 2001 da un gruppo di guardie giurate. Tra gli obiettivi primari, la volontà di riscattare una categoria lavorativa che da anni versa in condizioni disagiate grazie alla noncuranza delle Istituzioni e di alcune sigle sindacali.

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Presidente: 389/05522181 Segreteria: 389/0552165

 

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venerdì, 31 marzo 2006

OPERAZIONE LAMPO ARRESTATO RAPINATORE LATITANTE
Un latitante, condannato all'ergastolo per l'omicidio di una guardia giurata durante una rapina ad un furgone portavalori, è stato arrestato stamattina dalla squadra mobile di Milano. Durante la fuga ha sempre vissuto nell'hinterland milanese

Milano, 30 marzo 2006 - La Squadra Mobile di Milano ha arrestato questa mattina Giorgio Maria Dorovic, 49 anni, condannato all'ergastolo dal Tribunale di Milano per la rapina del 24 marzo 1994 quando fu ucciso Flavio Galessi, una guardia giurata. Dorovic, nato a Merate, è stato arrestato in un campo recintato di San Maurizio Al Lambro (Milano) dove gli investigatori, con l'ausilio del Secondo Reparto Volo, hanno fatto irruzione e hanno trovato il latitante che stava preparando la fuga. Il 24 marzo durante l'assalto a un furgone portavalori vicino all'Ipercoop di via Gozzoli furano sparati diversi colpi di kalashinov che uccisero la guardia giurata. Un'operazione eseguita senza sparare un colpo di pistola, con l'ausilio di trenta poliziotti, due furgoni e un elicottero. Il latitante era già stato catturato nell'aprile 2003 in seguito a un'ordinanza di custodia in carcere insieme ad altre due persone chiesta e ottenuta dal pubblico ministero Lucilla Tontodonati, titolare dell'inchiesta.  Per un difetto procedurale, però, il 23 maggio dello stesso anno era stato scarcerato e si è reso irreperibile.

Gli inquirenti sono risaliti a Dorovich indagando sulla sua famiglia. Fino al momento dell'arresto viveva con le due figlie, sulla trentina, il genero e alcuni nipotini.  L'operazione è scattata quando l'uomo si trovava in casa solo con una delle due figlie. Quando ha visto i poliziotti scavalcare il muro di cinta alto circa due metri, ha cercato di allontanarsi dal cancello sul retro. Ma è stato subito immobilizzato.
Il criminale, durante la latitanza, aveva sempre vissuto nell'hinterland milanese
 
fonte: il Giorno
CentroStudiSicurezza alle ore 16:42
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martedì, 28 marzo 2006

«ALLE GUARDIE GIURATE I POTERI DELLA POLIZIA»

La proposta di Ingletti, esperto di diritto ospite della Lega Nord

(i.mol) Più potere alle mansioni giudiziarie della polizia locale, guardie giurate con una qualificazione adatta ad una maggiore libertà di azione e tutela giudiziaria obbligatoria per tutti gli operatori. Questi i sistemi suggeriti da Vito Ingletti, docente di diritto di polizia giudiziaria e diritto di pubblica sicurezza all'università Statale di Roma, per contrastare la crescita della criminalità. L'esperto ieri è stato ospite della Lega Nord. «La polizia locale è attiva anche come giudiziaria, ma questa qualifica viene meno quando l'agente non è in servizio - ha spiegato Ingletti -. Sarebbe utile poter estendere questo limite». Pensando ad un impiego utile delle guardie giurate ha poi aggiunto: «Oggi la loro azione è limitata dall'essere cittadini comuni. Sarebbe auspicabile la nascita di un corpo di Guardie particolari giurate, munite della qualifica di polizia giudiziaria». Una riflessione è stata dedicata anche alla limitata tutela giudiziaria. «La legge dovrebbe garantirla per tutti gli operatori coinvolti», ha ribadito. Sul tema della legge Bossi-Fini, Ingletti ha sottolineato l'utilità di maggiori fondi per l'effettuazione delle espulsioni. «Ma soprattutto un inasprimento delle sanzioni verso i clandestini - ha detto -. Inoltre, le quote flussi dovrebbero essere decretate con protocolli d'intesa firmati con gli stati stranieri». «Sul fronte del contrasto all'inciviltà che riscontriamo giornalmente nelle strade è necessario un intervento dell'amministrazione e un maggiore utilizzo della polizia locale», ha ricordato Enrico Siboni, esponente del Carroccio, presente ieri insieme all'onorevole Massimo Polledri, candidato per la Lega al Senato.

CentroStudiSicurezza alle ore 16:58
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lunedì, 27 marzo 2006

SGRENA: QUATTROCCHI MERCENARIO

<Quando ho saputo che il Presidente ciampi aveva conferito la medaglia d'oro al valor civile a Fabrizio Quattrocchi ho stentato a crederci. Quattrocchi non era in Iraq per motivi nobili: era un mercenario, non merita la stessa medaglia che è stata consegnata a Nicola Callipari>. Lo ha detto a Sassari Giuliana Sgrena, la giornalista del Manifesto sequestrata un anno fa a Baghdad, presentando il suo libro "Fuoco amico". <Così muore un italiano>, le ultime parole pronunciate prima di essere ucciso, sono valse a Quattrocchi l'onorificenza. Una motivazione che la giornalista contesta <Non si conferisce un'onorificenza per come si affronta la morte. Tutte le reazioni hanno uguale dignità>.

CentroStudiSicurezza alle ore 21:06
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domenica, 26 marzo 2006

RAPINA AL FURGONE PORTAVALORI

MARMELLO, CONTRO KALASHNICOV E BOMBE LE GPG SONO SOLO BERSAGLI MOBILI ALLA MERCE' DEI MALVIVENTI

 

La rapina avvenuta quest'oggi a Cremona illustra oramai lo scenario tipico che tutte le guardie giurate in servizio su furgoni blindati rischiano quotidianamente. Bande di malviventi armati sino ai denti senza scrupoli né morale di tanto in tanto mettono a segno rapine da milioni di euro usando metodi da commando contro guardie giurate troppo spesso senza i mezzi necessari per contrapporsi a questi accaniti professionisti della rapina. La rapina di oggi aggiunge un particolare che tutto fa pensare tranne che ad un atto o una rapina fatta da pochi disperati senza esperienza. I banditi, secondo le ricostruzioni, avevano collocato un ordigno esplosivo sotto al furgone al fine di farlo esplodere e creare attimi di panico tra il personale a bordo del mezzo blindato che, di li a poco sarebbero scesi in seguito all'avaria del mezzo. Questa scena è frutto di un piano ben preciso e minuzioso ad opera di gente abituata a compiere atti criminali in stile militaresco. Dovrebbe essere cura dei vari Questori e Prefetti indagare a fondo per comprendere la motivazione per cui sul territorio vi sono personaggi armati con kalashnikov ed altre armi militari che adoperano tecniche da "commando". Non si comprende invece perché per questa categoria non vengano fatti accertamenti in questo senso al fine di bloccare questi attacchi da parte di bande di malavitosi. Come sempre invece in questo settore vige la legge del silenzio e dell'omertà da parte di alcuni colleghi, sindacati ma soprattutto da parte di alcune lobby politiche che, avendo troppi interessi da tutelare nel campo della sicurezza, tendono ad insabbiare alcune verità del settore. La riforma delle guardie giurate è stato un temerario tentativo di sfondare questo muro di acciaio che costringe la categoria ad operare in condizioni pietose per 680€ mensili. Per ovvi motivi e per interessi personali di alcuni politici, questa riforma che avrebbe permesso alle guardie giurate di migliorare le loro condizioni, è stata bloccata da sciacalli che tutto hanno tranne che una moralità.

 

Alessandro Marmello

Presidente Centro Studi Sicurezza

 

 

CentroStudiSicurezza alle ore 20:43
comunicati, comunicato stampa | commenti (4) (popup)
RAPINA AL FURGONE E KALASHNIKOV ED ESPLOSIVO
CREMONA domenica 26 marzo 2006— Rapina con esplosivo e kalashnikov a un furgone portavalori nel Cremonese. Il colpo, che ha fruttato un bottino sicuramente elevato (si parla di diverse centinaia di migliaia di euro) è stato messo a segno alle 13,30 di ieri a Salvirola, un Comune di circa 900 abitanti, e si è svolto con una terrificante sequenza di colpi di scena. Tre i banditi coinvolti, oltre a due guardie giurate e a una donna in auto di passaggio. Nessuno è rimasto ferito. I banditi si sono allontanati con il bottino. La rapina è stata messa a segno contro un furgone portavalori della società Fidelitas di Brescia. Fuori dal paese, all'altezza del cimitero di Salvirola, a pochi chilometri a est di Crema, il mezzo, che trasportava gli incassi della mattinata di vari supermercati del Cremonese e del Cremasco, è stato bloccato da un'esplosione. Appena le due guardie giurate che si trovavano nell'abitacolo e la terza che era sistemata nel retro sono scese, si sono trovate di fronte tre rapinatori armati di mitra, che hanno intimato loro di scendere nel fosso adiacente la strada. I banditi, che seguivano il furgone a bordo di un Fiat Doblò rosso, avevano infatti collocato un ordigno sotto il furgone, e lo avevano fatto esplodere con un telecomando, per poi partire all'assalto appena il mezzo si fosse bloccato. Mentre un rapinatore teneva le tre guardie sotto il tiro dell'arma, gli altri due hanno arraffato quanti più sacchetti colmi di denaro potevano. Nella concitazione del momento ne hanno lasciato una quindicina sul furgone. Intanto il mezzo della Fidelitas aveva preso fuoco in seguito all'esplosione provocata dai banditi. Una donna che passava in quel momento in auto ha pensato che che fosse capitato un incidente, e perciò si è fermata. Quando è smontata dall'auto è stata affrontata da uno dei banditi con il mitra spianato. Con grande prontezza di spirito e coraggio la donna è fuggita e si è rifugiata nel cimitero da dove, con il suo telefonino, ha lanciato l'allarme. E i rapinatori pensavano a fuggire il più in fretta possibile. Mentre la donna avvertiva le forze dell'ordine, i banditi erano già rimontati sul Doblò e si allontanavano in direzione di Castelleone (Cremona). Testimoni hanno visto due banditi seduti sui sedili anteriori, uno alla guida e l'altro al suo fianco, mentre il terzo, accovacciato sul retro con il portellone aperto, copriva la fuga imbracciando il mitra. Poco più tardi il Fiat Doblò è stato ritrovato abbandonato a Montodine.
 
fonte: Il Tempo
CentroStudiSicurezza alle ore 20:03
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martedì, 21 marzo 2006

CONVEGNO SULLA SICUREZZA A TORINO

Per motivi organizzativi legati ad impegni politici improrogabili da parte dell'On. Mario Borghezio, ed essendo stata richiesta a gran voce la sua presenza dai colleghi di Torino, il convegno è stato rimandato in data da decidersi in maniera tale da far coincidere gli impegni dei politici invitati. Buona giornata.

La Segreteria

CentroStudiSicurezza alle ore 17:40
avvisi, comunicati | commenti (22) (popup)

lunedì, 20 marzo 2006

PIROMANI, NOTTE DI FUOCO NELLA CAPITALE
Stavolta non sono macchine né motocicli le 'vittime' dei piromani che hanno agito nella notte in città. Due cassonetti sono stati bruciati nei pressi dell'ospedale Santo Spirito, mentre una tabaccheria è stata data alle fiamme nella zona di San Basilio. La proprietaria: "Mai ricevuto minacce"

Roma, 17 marzo 2006 - Notte d'incendi nella Capitale. Due cassonetti sono stati incendiati la notte scorsa in via De' Penitenzieri, alle spalle dell'ospedale Santo Spirito. L'incendio, le cui cause restano al momento imprecisate, hanno annerito il muro di cinta della struttura e danneggiato in modo lieve una Daewoo Matiz che era parcheggiata vicino ai cassonetti.
Una pattuglia di Metronotte, intervenuta per prima sul posto, ha notato un giovane fuggire dal luogo del rogo senza però poter riuscire a bloccarlo. Sul caso indagano gli agenti del commissariato Borgo.
Un altro rogo è divampato intorno alle 23 in una tabaccheria di via Alessandro Trotter, nella zona di San Basilio. Anche queste fiamme, secondo quanto accertato dai vigili del fuoco e dagli agenti della polizia, sono di origine dolosa, visto che all'esterno della tabaccheria sono stati trovati alcuni fazzoletti imbevuti di benzina. Inoltre, il rogo che ha distrutto la tabaccheria si è sviluppato in due diversi punti del negozio. I vigili del fuoco hanno comunque dichiarato agibile l'esercizio commerciale. La titolare, trentatreenne, ha riferito alla polizia del commissariato San Basilio di non aver mai ricevuto intimidazioni.

fonte: Romaone.it
CentroStudiSicurezza alle ore 11:09
| commenti (2) (popup)
ALEMANNO «VIGILANZA PRIVATA? SEGNALE DI MALESSERE»

«È un brutto segnale di malessere la denuncia dei commercianti di Campo dè fiori», a dirlo il candidato a sindaco Gianni Alemanno, commentando l’iniziativa degli esercenti di Campo de’ Fiori che, dopo l'ennesimo episodio di violenza consumatosi nella piazza, hanno pensato di affidarsi alla vigilanza privata: «Se le istituzioni non riescono a garantire la sicurezza - ha spiegato - l’immagine stessa di Roma che perde fascino e attrazione». Secondo il candidato sindaco è possibile «un compromesso tra le emergenze di tutti i cittadini romani e dei turisti».

sabato 18 marzo 2006

fonte: Il Tempo

CentroStudiSicurezza alle ore 11:07
fatti di cronaca | commenti (popup)
FORZA SPIONI

L'uomo della sicurezza Telecom. L'investigatore privato fiorentino. E ancora: carabinieri, finanzieri, giornalisti... Ecco la rete segreta ora sotto inchiesta

di Fabrizio Gatti e Peter Gomez

La memoria di un computer. Sigillata da dieci livelli di protezione, ciascuno con la sua parola chiave. Lì dentro c'è il futuro dell'inchiesta che sta svelando l'altra faccia delle campagne elettorali. Quella più sporca e oscura. Fatta di pedinamenti, microspie e dossier. Di investigatori privati disposti a tutto, persino a confezionare prove false contro gli avversari politici. Di una rete di spie che mette a rischio la vita democratica del Paese. A sequestrarlo a Firenze già nel maggio scorso è stata la Procura di Milano, come 'L'espresso' è in grado di rivelare. Ma solo ora, dopo l'esplosione dello scandalo sugli uomini dell'ex ministro della Salute Francesco Storace in contatto con gli 007 privati che avevano nel mirino Piero Marrazzo, Alessandra Mussolini e Giovanna Melandri, il contenuto di quel pc è stato decifrato. E adesso tremano in molti. A cominciare dal suo proprietario, Emanuele Cipriani, 45 anni, console della Guinea Conakry e amico di Licio Gelli. Cipriani è il titolare di una delle più importanti agenzie italiane d'investigazioni, la Polis d'Istinto, da più di 15 anni al centro di una ragnatela d'intelligence messa in piedi, secondo l'ipotesi della Procura di Milano, da Giuliano Tavaroli, 46 anni, ex responsabile della sicurezza di Telecom.

L'indagine che mercoledì 8 marzo ha portato all'arresto di 16 tra detective privati, sottufficiali della Guardia di finanza, dipendenti Telecom e un ispettore di polizia, è infatti partita da loro. E non è finita. Lavorando sulla coppia Cipriani-Tavaroli, i carabinieri si sono imbattuti per caso nelle telefonate di Pierpaolo Pasqua, 36 anni, ex capo di un circolo di Alleanza nazionale, figlio di un ufficiale dell'Arma con un passato nei servizi. Pasqua è l'uomo che alla vigilia delle ultime elezioni regionali ha tentato di eliminare i candidati del centrosinistra e dell'estrema destra con metodi da Repubblica sudamericana. Così Alessandra Mussolini è stata fatta passare per una che voleva farsi votare alla Regione Lazio grazie a centinaia di firme false: per mesi è stata sospettata di essere la mandante di un reato che non aveva mai commesso. Mentre l'attuale presidente Piero Marrazzo, pedinato e intercettato illegalmente, doveva essere presentato addirittura come l'amante di un viado. E l'ex ministro Giovanna Melandri se l'è cavata soltanto perché alla fine non è stata candidata.

Roba da far accapponare la pelle. Anche se Pasqua e la sua banda di detective sono solo un capitolo marginale della grande indagine sull'Italia delle spie condotta dalla Procura di Milano. Quella che coinvolge lo staff di Storace è stata un'operazione clandestina che non ha nessun collegamento diretto con la rete di Cipriani e Tavaroli. La loro organizzazione nasce invece nella seconda metà degli anni Ottanta e col passare del tempo ha finito per coinvolgere ufficiali dei carabinieri e della Guardia di finanza, poliziotti, ex agenti Cia, e persino un gruppo di inconsapevoli giornalisti, ingaggiati con consulenze pagate a peso d'oro. È il giro di contatti che qualcuno ha battezzato Super Amanda. Per smascherarlo, dal 2005 una squadra di carabinieri lavora in completo isolamento. L'ordine è evitare a tutti i costi le fughe di notizie. Una missione che inizialmente si presentava quasi impossibile visto che la divisione di Tavaroli controllava il Cnag, il Centro nazionale autorità giudiziaria, attraverso il quale passano tutte le richieste d'intercettazione telefonica e ambientale del nostro Paese.

In Telecom, Giuliano Tavaroli arriva con la carica di vicepresidente grazie a Marco Tronchetti Provera, che lo ha scelto dopo averlo visto per anni al lavoro alla Pirelli. Di lui, Tronchetti si fida. Gli ha delegato i rapporti con il ministero dell'Interno, i servizi segreti e la magistratura. E gli ha consegnato la protezione di Afef e dei familiari. Chi se ne occupa direttamente è Emanuele Cipriani. Il detective offre i servizi di sicurezza e gli uomini della scorta a Tronchetti attraverso la Polis d'Istinto. Tavaroli e Cipriani si frequentano fin da bambini. E possono contare sui consigli di un altro ex maresciallo che ha fatto strada nel Sismi, l'attuale direttore del reparto di controspionaggio e antiterrorismo. Un uomo che ha guidato tutte le ultime operazioni su Al Qaeda. Quando lo 007 e Tavaroli lavoravano insieme a Milano, ai tempi delle Brigate rosse e dell'Anticrimine del capitano Umberto Bonaventura, dormivano nella stessa stanza. Poi hanno preso strade diverse.

Una volta congedato, Tavaroli passa alla sicurezza d'Italtel, colosso italiano delle telecomunicazioni, dove per ragioni d'ufficio continua a tenere rapporti con i vertici dell'ottava divisione del Sismi, che si occupa di tecnologie strategiche. Quindi diventa consulente di Roberto Arlati, uno dei più stretti collaboratori di Gianfranco Troielli, il celebre cassiere occulto di Bettino Craxi. Si laurea e comincia a frequentare imprenditori e capitani d'industria: Renato Della Valle, l'immobiliarista amico ed ex socio di Silvio Berlusconi, il patron dell'Inter Massimo Moratti e molti top manager della Milano che conta. Ormai è un uomo arrivato. Tronchetti gli mette in mano la Pirelli: un incarico che non comporta solo la sicurezza aziendale, ma anche le misure di controspionaggio industriale. Per questa attività Tavaroli ingaggia l'ex vice capocentro Cia in Somalia, Jonh Paul Spinelli.

Nell'estate del 2001 il gran salto. Tronchetti strappa a Roberto Colaninno la Telecom e Tavaroli vorrebbe seguirlo. L'occasione arriva quasi subito. Tronchetti e i suoi uomini sono bersagliati da microspie, lettere e telefonate anonime che spingeranno i vertici della società a sostituire tutto lo staff della security (vedi articolo a pag. 37). "Dì a quel cornuto che quando passa da Roma gli tagliamo la testa", annuncia il 5 settembre una voce priva d'inflessioni a una segretaria. È il panico. I collaboratori di Tronchetti chiamano l'ufficio sicurezza Telecom. Poi cercano Tavaroli, ancora in servizio alla Pirelli. Ma lui non risponde. Ha staccato il cellulare. "Alla fine la segretaria mi contattò su un'utenza fissa. Era il numero dell'ufficio del generale Stefano Orlando, dirigente del Sisde a Roma, presso cui mi trovavo", racconterà proprio Tavaroli davanti ai funzionari della sezione Criminalità organizzata della questura di Milano, in un verbale che 'L'espresso' ha potuto leggere. Le indagini, poi archiviate senza colpevoli, accerteranno paradossalmente che quella telefonata anonima era partita da "un'utenza della presidenza del Consiglio, di fatto nella disponibilità del Sisde". Qualcuno tentava di far ricadere i sospetti su Tavaroli? È possibile: sono in molti a voler mettere le mani su Telecom e sui suoi segreti. L'incidente però non ferma il supermanager.

Una volta dentro la compagnia telefonica, Giuliano Tavaroli dà il via a una rivoluzione. Da una parte deve fronteggiare la guerra per il controllo di Telecom Brasile, contro il fondo Opportunity del finanziere Daniel Dantas: un confronto a colpi di microspie, pedinamenti e dossier che porta a una serie di arresti tra gli investigatori assoldati dagli avversari. Dall'altra, mette in piedi una vera e propria struttura di intelligence. I carabinieri che indagano su Telecom se ne accorgono quando vanno a perquisire un ufficio della Polis d'Istinto a due passi dal Duomo di Milano. Lì scoprono che le chiavi sono in mano a un giornalista: l'ex vicedirettore di un settimanale, che in passato ha firmato molti scoop sul caso Moro e che per questo vive tuttora sotto scorta. In cambio di una consulenza da molte decine di migliaia di euro, Tavaroli gli ha affidato una sorta di ufficio analisi. La struttura ha anche un vice, un collaboratore di 'Polizia Moderna' e de 'Il Carabiniere', le due riviste ufficiali delle forze dell'ordine. Di volta in volta, secondo le necessità di Telecom, l'ufficio analisi commissiona rapporti sui Paesi a rischio a inviati di settimanali e quotidiani e li paga fino a 10 mila euro.

Soldi, tanti soldi. Un fiume di denaro che parte da Telecom per arrivare alla Polis d'Istinto. Fonti anonime della compagnia telefonica spiegano a 'L'espresso' che Pirelli e Telecom hanno fatturato in favore di Cipriani almeno 14 milioni di euro. A questo tesoro si deve aggiungere il resto: le somme versate da grandi clienti come Prada (che ha interrotto i rapporti nel 2004) e quelle arrivate dai servizi segreti. Sì, perché Cipriani in passato è stato utilizzato dal Sismi per almeno un'importante operazione antiriciclaggio a Bologna. Mentre Tavaroli, negli anni degli attentati di Al Qaeda, è diventato sempre più un punto di riferimento per l'intelligence militare, che in occasione delle stragi di Madrid dell'11 marzo 2004 ha potuto ottenere in tempo reale da Telecom informazioni preziosissime.

Tanto attivismo suscita però invidie di ogni tipo. I magistrati di Milano se ne accorgono il 2 luglio 2004 durante le indagini sugli appalti per la sicurezza in città. Per una brutta storia di tangenti finiscono in carcere i vertici del gruppo di vigilanza privata dell'Ivri e del'Istituto Città di Milano. Decine di telefoni vengono messi sotto controllo. Tra questi, c'è anche il cellulare di Salvatore Di Gangi, il big boss della vigilanza nella Capitale (vedi articolo a pag 39), dove ha firmato contratti con Esercito, Rai, molti ministeri e ambasciate. Di Gangi al telefono insulta Tavaroli e lo accusa di ricevere mazzette dagli istituti di vigilanza che si aggiudicano gli appalti in Telecom. Poi, riferendosi agli arresti di quell'inchiesta, aggiunge: "È strano che non se lo siano ancora bevuto... Tutto il vertice di Città di Milano glielo aveva assunto Tavaroli... In effetti se li hanno fottuti è perché c'hanno il 348 (cioè un cellulare Vodafone, ndr) e non il 335 (Telecom, ndr)... Se c'hanno il 335 'sto figlio de 'na mignotta de Tavaroli li avvertiva subito...". Interrogato dal magistrato, Di Gangi spiega: "Al riguardo (le presunte tangenti, ndr) non posso riferire fatti specifici trattandosi soltanto di delazioni, in parte determinate da voci dell'ambiente e in parte determinate da mie esprienze personali. Infatti per ben due volte ho vinto le gare di Telecom, anche quella on line, senza che mi venisse poi aggiudicato il servizio. La verità è che poi il servizio è rimasto in gran parte al gruppo Ivri che, se non ricordo male, era risultato quarto".

Parole da prendere con le pinze. Tra il multimilionario Di Gangi e Tavaroli non è mai corso buon sangue. Un fatto però è certo. Anche in questa guerra per gli appalti volano dossier pieni zeppi di notizie riservate, in teoria custodite solo negli archivi delle forze dell'ordine. Uno riguarda proprio Di Gangi. Una copia viene trovata durante le perquisizioni all'Istituto Città di Milano, dentro un fascicolo intitolato 'Appalto Pirelli'. Dopo qualche mese una misteriosa manina si premura di aggiornarlo, aggiungendo l'elenco delle amicizie politiche di Di Gangi a cominciare da quella con il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa. E lo invia ai vertici delle forze di polizia e ai giornali. Ma non basta. Dalle perquisizioni spunta un secondo dossier. Racconta con precisione certosina una serie di imbarazzanti retroscena sulla carriera di Chicco Gnutti, il finanziere bresciano che proprio a partire dal 2004 comincia ad accarezzare l'idea di rovesciare il potere di Tronchetti in Telecom. Un'altra dose di veleni in questo romanzo nero di spie, alta finanza e politica.

 
fonte: l'Espresso
 
CentroStudiSicurezza alle ore 11:05
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venerdì, 17 marzo 2006

"SULLO SCANDALO STORACE" MARMELLO: ECCO PERCHE' LA NOSTRA LEGGE NON E' PASSATA!

Abbiamo sempre affermato che alcuni Istituti di Vigilanza erano appoggiate da forze oscure..leggete l'articolo pubblicato da Il Giornale

SEGRETI E APPALTI MILIONARI GLI AFFARI DEL RE DEI VIGILANTES

Così la Sinpro di Gangi, rilevata da un massone, fa incetta di contratti nel mondo della sicurezza. La metamorfosi di un'azienda fondata da un uomo P2

MILANO- All'origine della pista, tanto per cambiare, c'è un uomo della P2: la loggia massonica segreta che tra gli anni Settanta e Ottanta aveva deciso di prendere in mano la vita del paese, e che aveva tra i suoi ranghi i vertici dei servizi segreti e della Guardia di finanza. Molta acqua è passata sotto ai ponti. Ma è da quel filo sotterraneo che si arriva ad uno degli uomini chiave della rete di reati e di spiate che sta venendo a galla in questi giorni, avvelenando la campagna elettorale: Salvatore di Gangi, siciliano, inquisito per una lunga serie di reati. E ciò nonostante dominus di una delle più emergenti tra le aziende che si occupano di sicurezza privata in Italia.L'azienda Di Gangi si chiama Sipro, e nasce nel segno della P2. A fondarla,infatti, è Antonino Li Causi, tessera 526 della loggia guidata da Licio Gelli, un siciliano trapiantato a Roma. Nel 1994 la Sipro viene rilevata da un altro isolano di stanza nella capitale: è lui, Di Gangi, nato nel 1946 a Canicattì. Quando rileva la Sipro, Di Gangi a Roma si è già ben ambientato, ha amici politici e rapporti d'affari. E anche frequentazioni oscure: suo fratello Vittorio detto Er Nasca bazzica negli ambienti della Banda della Magliana, l'altro fratello Aldo detto Buscetta inanella denuncie. Ma ciò non impedisce alla Sipro, sotto la guida dell'energico siciliano, di crescere, espandersi, conquistare appalti pubblici: questi ultimi soprattutto nelle Poste della Difesa , da anni feudo della destra. Per allargarsi Di Gangi non disdegna motodi sbrigativi, come truccare gli appalti mettendosi d'accordo con i concorrenti. Ed è così che entra nella indagine da cui, filiando come amebe, scaturiscono quasi tutte le inchieste successive, compresa quella che oggi colpisce Storace. L'inchiesta madreè quella sull'IVRI, il più grosso istituto di vigilanza privata italiano, accusato di comprare appalti a suon di tangenti. Di Gangi finisce inquisito per aver addomesticato in combutta con Ivri una gara per la vigilanza sulle caserme dell'esercito. Il suo telefono viene messo sotto controllo. Il 2 febbraio 2004, alle 10.50, parlando con un amico, Di Gangi commenta le intercettazioni telefoniche che hanno incastrato i vertici dell'Ivri e fa un'affermazione pesante:<<In effetti se li hanno inc.. perchè hanno il 348, non c'hanno il 335... se c'hanno il 335'sto figlio de (...) di Tavaroli se li avvertiva subito>>. "348" è il prefisso dei cellulari Vodafone, "335"di quelli Telecom. E tavaroli è Giuliano Tavaroli, capo della sicurezza di Telecom, che a causa di quella telefonata finisce nel registro degli indagati con l'accusa di rivelazione di segreto d'ufficio. Di Gangi si è fatto scappare la frase? O sospettando di essere intercettato, ha voluto mandare un segnale? Sta di fatto che l'indagine su Tavaroli- e sull'ipotesi di un circuito che ruota intorno al manager di Telecom e ai suoi rapporti neli ambienti dei dervizi segreti- parte da lì. E dalla stessa inchiesta spunta per la prima volta, a forza di passaggi, anche il nome di Pierpaolo Pasqua, l'investigatore privato romano oggi protagonista del Laziogate, lo spionaggio a favore di Francesco Storace durante le elezioni del 2005. Ma nel frattempo le nuvole di addensano anche sulla testa di Di Gangi. Del businessman siciliano iniziano ad occuparsi i magistrati che scavano sullo scandalo del falsi depuratori in Calabria, che a casa di Enrico Papello- socio di Di Gangi in varie attività- trovano le trascrizioni di un pò di intercettazione abusive, tra cui una a carico di Piero Fassino, segretario dei Ds. Non ci sono elementi concreti che leghino Di Gangi a quelle spiate. Ma di certo l'imprenditore di Sipro ha amicizie che portano dritto nel cuore del mondo delle intercettazioni: è lui stesso a vantarsi di avere un "contatto" ai vertici Telecom, i suoi rapporti con alcuni alti ufficiali della Guardia di finanza sono notori. Meno notorie, e ormai ingiallite dal tempo, sono le tracce che legavano, anche se meno direttamente del fratello Vittorio, ad ambienti criminali dell'estrema destra romana: in via Magliano Sabina 22, dove hanno sede società di Di Gangi, risultano anche la Immmobiliare Generale Sarda, una società controllata da Enrico Nicoletti, che della Banda della Magliana era accusato di essere il cassiere. Vicende remote e vicende recenti, insomma, sembrano incrociarsi intorno a questo sessantenne riservato e alacre. Oggi Di Gangi è un'imprenditore talmente rispettabile che il 27 aprile dell'anno scorso l'Unione Industriali di Roma lo ha designato alla guida della nuova associazione di settore dedicata al mondo della sicurity aziandale, la Sezione Sicurezza. E, a dispetto dei dispiaceri giudiziari, la Sipro sta allargando a vista d'occhio il suo giro d'affari. A Milano, per esempio, ha ottenuto un contratto per la sicurezza Fiera, andando ad occupare lo spazio lasciato libero dai rivali di Ivri: gli stessi con cui, secondo la Procura milanese, si accordava per taroccare le gare d'appalto.

di Luca Fazzo
13/03/2006

fonte: Il Giornale

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mercoledì, 15 marzo 2006

MIRABELLO, GUARDIA GIURATA SI SCHIANTA NELLA NOTTE

Una guardia giurata di 54 anni ha perso il controllo della sua auto di servizio questa notte intorno alle 5 mentre percorreva la strada che da Mirabello porta a San Salvatore, probabilmente la causa è dovuta a un colpo di sonno. L'uomo abita a Casale e lavora in un istituto di vigilanza di Valenza. A dare l'allarme alcuni automobilisti che hanno subito avvisato i carabinieri e i medici del 118. Arrivati sul posto, la terribile scena dell'auto, una Opel Corsa, completamente distrutta, il vigilante è stato ricoverato all'ospedale di Alessandria nel reparto rianimazione e per fortuna non sembra essere in pericolo di vita.

14/03/2006

fonte: Valenza notizie.it

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