(ANSA) - AOSTA - Archiviato l'accordo nazionale della vigilanza privata che in Valle d'Aosta riguarda circa 120 addetti divisi in quattro aziende, i sindacati si preparano alla redazione della piattaforma rivendicativa del contatto integrativo in scadenza il prossimo anno.
La stagione di contrattazione sindacale, in Valle d'Aosta, si inserisce in una fase di rilevanti cambiamenti aziendali, che hanno, in particolare, riguardato l'Istituto valdostano di vigilanza (65 dipendenti) accorpato, a partire dallo scorso primo novembre, dal colosso biellese "All System", che conta 1.800 dipendenti. "Tale novità - spiega Raffaele Statti, segretario regionale dell'Uiltucs Valle d'Aosta - pone le condizioni per una rivendicazione unitaria nel contratto del Piemonte e della Valle d'Aosta". Prima di affrontare i temi rivendicativi del contratto integrativo, l'attenzione del sindacato è comunque ancora concentrata sulla"gestione e applicazione - si legge in una nota della Uil - dell'attuale contratto, chiedendo un confronto con gli imprenditori per stabilire una corretta interpretazione dei dettami contrattuali, finora differenziati tra le diverse aziende e risolvere i contenziosi in corso". Tra le questioni aperte quelle relativa agli enti bilaterali, la cui costituzione è prevista dal nuovo contratto ma che "deve ancora essere concretizzata per la funzione che questi possono svolgere per la categoria in materia di formazione professionale, corsi di riqualificazione, anche individuali". Tra gli argomenti che verranno invece affrontati nel corso del dibattito unitario per la definizione del patto integrativo, la Uiltcs ha già individuato alcuni filoni che riguardano il limite di prestazione straordinario annuale, le modalità del pagamento della banca ore, le pause, i riposi giornalieri e settimanali, le trasferte, il salario, l'inquadramento professionale. (ANSA).
mercoledì, 29 novembre 2006
Il Consiglio ha inoltre approvato un ordine del giorno a firma di Glauco Torlontano (Ds) in cui si sollecita l'intervento del Sindaco e degli assessori competenti sul funzionamento delle «importantissime centraline di controllo degli inquinanti atmosferici in viale Bovio», per le quali «non è stato ancora possibile ottenerne il funzionamento per mancanza di personale tecnico». L'assemblea ha fatto proprio anche un ordine del giorno a firma di Maurizio Acerbo (Prc-Sinistra europea) che chiede a sindaco e giunta «di attivare immediate iniziative di interlocuzione con la Guardia di finanza, l'Agenzia del demanio e il ministero competente» sull'ubicazione della caserma delle Fiamme gialle, considerato che - si legge nel documento approvato in Aula con 16 voti a favore su 17 presenti - «dopo un'attenta ricognizione dei terreni recentemente ceduti al Comune in attuazione dei programmi complessi, l'assessore all'urbanistica ha individuato un'area di 6.705 mq tra via Tirino e via 390 da denominare che è idonea per dimensioni e ubicazione ad ospitare il nuovo Comando della Guardia di finanza».
Non sono mancate le polemiche su argomenti molto importanti come quello dell’alto tasso di inquinamento raggiunto in città, nonostante qualunque tentativo messo in atto dall’amministrazione.
I Verdi hanno protestato soprattutto nei confronti della delibera per la riqualificazione di piazza Sacro Cuore.
«Forse non tutti si sono resi conto di cosa hanno oggi approvato in Consiglio Comunale allorquando si e' discussa l'ultima variazione di bilancio dell'anno 2006, votata da tutto il centro sinistra ad eccezione di noi Verdi», ha commentato Fausto Di Nisio, capogruppo dei Verdi, «sotto le mentite spoglie di un contributo/sponsorizzazione da parte di un privato per il miglioramento del decoro di Piazza Sacro Cuore si e' celato un atto, che a nostro parere, dimostra la scarsa attenzione verso le problematiche sociali della nostra città. Il contributo dell'Hotel Plaza, infatti, non servirà a sistemare la piazza con qualche arredo particolare o a manutenere quel poco di verde presente, ma sarà necessario per pagare un “vigilantes scolastico” che sarà utilizzato quale deterrente alla presenza dei senza-tetto in tale luogo. Ma per noi Verdi i senza tetto non rappresentano un problema di decoro urbano, semmai sono la rappresentazione di una diseguaglianza sociale che si va' diffondendo, sempre di più, anche nel nostro “ricco” paese dove una fetta consistente di cittadini (più del 15%) ha un reddito inferiore a 4.000,00 Euro/anno ed un'altra ancora maggiore (piu' del 25%) ha un reddito inferiore ai 10.000,00 Euro/anno».
Secondo Di Nisio «il cosiddetto “problema” dei senza tetto» non troverà soluzione con “vigilantes” deterrenti presenti ad ogni angolo o piazza della città, ma, al contrario, dovrebbe trovare soluzione attraverso una politica sociale che si soffermi a dare risposte concrete ai necessari bisogni della collettività quale è, ad esempio, un centro diurno/notturno per i senza tetto.
«Crediamo», aggiunge Di Nisio, «che la collettività debba farsi carico di questi oneri attraverso una corretta allocazione delle risorse collettive anche se questo dovesse significare avere qualche strada o marciapiede non sistemato. Prima la dignità delle persone, degli anziani e dei bisognosi e poi il lustro e la qualità dei luoghi. Ed e' anche per questi motivi che aderiamo, fin da ora, alla giornata di mobilitazione per protestare contro l'inasprimento della tassazione Irpef e dei rifiuti urbani nella nostra città, a cui parteciperanno lavoratori e pensionati, e che e' stata annunciata dalle segreterie provinciali di Cgil-Cisl-Uil, unitamente alle segreterie provinciali dei pensionati Spi-Fnp-Uilp per il giorno 13 dicembre prossimo».
28/11/2006 8.47
Dalla Regione alle banche. Un terzo della sicurezza affidata a un clan. Dal passato ingombrante e già processato per mafia
Ne hanno fatta di strada i fratelli Buglione di Saviano. Da piccoli raccomandati di provincia a massimi esperti di sicurezza, micro e macrocriminalità. Con la loro rete di agenzie di polizia, proteggono un terzo di Napoli. Sono tanto stimati che, grazie a una gara d'appalto del 2005, i loro vigilantes sono diventati la guardia privata della Regione Campania. Così ha deliberato una commissione della giunta di Antonio Bassolino quando ha dovuto stabilire chi doveva presidiare gli uffici e le sedi del Consiglio regionale. L'annuncio sul 'Bollettino ufficiale' era tanto stringato che solo gli addetti ai lavori se ne sono accorti. Cinque righe per un contratto da 4 milioni e mezzo di euro. Difendere la Regione a Napoli è come difendere il governatore e i suoi amministratori dalla camorra. Un biglietto da visita di cui vantarsi. I fratelli Buglione conoscono di persona cosa sono la mafia e l'antimafia. Arrestati e processati con l'accusa di associazione mafiosa, quattro anni fa sono stati assolti. 'Per non aver commesso il fatto', ha stabilito il Tribunale di Nola nella sentenza poi confermata in appello. Ma Francesco Soviero, il giudice estensore, nella motivazione usa parole con cui soltanto a Napoli si può fare carriera: "Nel corso del lungo e articolato processo è emerso con certezza che le condotte tenute dagli odierni imputati sono sicuramente censurabili sotto il profilo etico. Invero", aggiunge il Tribunale, "le irregolarità amministrative emerse nel corso dell'istruttoria dibattimentale, i rapporti con noti esponenti della criminalità organizzata, la gestione privata e clientelare della cosa pubblica realizzata per il tramite di un diffuso ricorso alla raccomandazione e ai rapporti privilegiati con esponenti politici e con uomini delle istituzioni, dimostrano che ci troviamo sicuramente di fronte a uomini disonesti e privi di scrupoli". Forse il governatore Bassolino non è mai stato informato. Ma è anche vero che la memoria partenopea è cortissima. Praticamente nulla. Un esempio? Giovedì 2 novembre scende a Napoli il presidente del Consiglio, Romano Prodi, e rassicura la città dopo gli ultimi omicidi. Venerdì 3 novembre arriva il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, che raschia l'impossibile dal bilancio della polizia e, seduto accanto a Bassolino, annuncia il Patto per la legalità. Lunedì 6 novembre il Consiglio comunale dovrebbe decidere ulteriori misure. Un problema tra i tanti da discutere? La scuola. A Milano l'88 per cento delle scuole primarie lavora a tempo pieno. A Napoli e in provincia soltanto l'1 per cento: in tutte le altre, i bambini restano a spasso. Ma lunedì sera allo stadio c'è Napoli-Juve. Non si presentano 19 consiglieri della maggioranza e, tranne due, tutta l'opposizione di centrodestra. Manca il numero legale, la seduta non comincia nemmeno. Ha un bell'impegno il sindaco Rosa Russo Iervolino nel sostenere che la città non è come appare.
Lo Stato si mobilita. Napoli se ne fotte. Le forze dell'ordine chiudono i commissariati in città. E gli istituti di vigilanza cresciuti intorno ad Antonio Buglione, 50 anni, e al fratello Carlo, 42, prendono il loro posto. Oltre alla Regione, vigilano ormai sulle Asl, la Ferrovia Circumvesuviana, lo smaltimento dei rifiuti, le banche, i caveau, i furgoni blindati. L'80 per cento del movimento di soldi in Campania dipende da loro. E un terzo del mercato napoletano della sicurezza è sempre loro: pattuglie stradali, industrie, negozi, portinerie. Basta dividere 200 milioni per tre, il giro d'affari complessivo, e si capisce quanto è forte la holding. Già è arrivato il momento delle grandi scalate. La prima è stata un successo. L'8 settembre di quest'anno un loro partner, Antonio De Felice, 40 anni, di Brescia, è diventato presidente di Dual Service spa. La società bresciana gestisce la sorveglianza, la scorta ai blindati e la custodia di tonnellate di soldi per le grandi banche del Nord. Una fra tutte, Banca Intesa. Un altro ramo d'attività di De Felice, procuratore nella Base srl di Vicenza, altro colosso della sicurezza, porta alla protezione del Monte dei Paschi di Siena. Il prossimo malloppo da conquistare sarà il colossale appalto per il contante delle Poste. E quel giorno, i misteriosi fratelli di Saviano potranno dire di avere messo le mani sul denaro di metà degli italiani o forse più.Il successo iniziale delle guardie private della Regione è legato a un nome che ha lasciato tanti eredi politici a Napoli: Carmine Mensorio, senatore della Dc e poi del Ccd, uscito dieci anni fa dall'inchiesta sugli intrecci tra camorra, borghesia e alti funzionari dello Stato buttandosi dal traghetto che lo stava riportando ad Ancona dalla latitanza in Grecia. Nel frattempo ad Antonio e Carlo Buglione si è unito il più giovane della famiglia, Carmine, che oggi ha 39 anni. L'ultimo loro colpo poche settimane fa ha messo fuori gioco tutta la concorrenza: l'appalto per il denaro della Banca di Roma in Campania. Secondo fonti dell'istituto, è stato conquistato grazie a un super ribasso, 14,50 euro l'ora contro i 19,99 stabiliti come minimo dalla Prefettura.
Di quei primi anni restano tanti ricordi. In parte scritti su carta intestata della Direzione distrettuale antimafia. Come la foto della cena, il 19 gennaio 1996, in un ristorante di Nola, tra Mensorio, amministratori locali, consiglieri regionali e presunti camorristi per preparare la campagna elettorale: "Sotto la vigilanza armata di due istituti di vigilanza", spiegano in quei giorni i magistrati all'Ansa, "La vigilante 2 e La vigilante 3 dei fratelli Buglione". Oppure le agghiaccianti testimonianze dei boss pentiti Pasquale Galasso e Carmine Alfieri. "Con il titolare di quell'istituto, anzi preciso con uno dei titolari di quell'istituto", racconta Galasso, "Alfieri era in contatto assai stretto per il tramite di Geppino Autorino. Tali rapporti di Alfieri con quell'istituto, sono dimostrati anche dal fatto che il primo si rivolgeva al secondo per ottenere assunzioni di persone fidate. È il caso di un ex carabiniere, o comunque ex militare, di circa 35-40 anni, abitante in una casa di campagna al centro della rete di rifugi di Alfieri in Piazzolla di Nola". E Carmine Alfieri, parlando di Antonio Buglione: "L'incontro che ebbi con lui avvenne durante la mia latitanza, presso la vecchia abitazione di Autorino". Ci sono anche i momenti drammatici. Quando nel 1993 Antonio Buglione, sulla Mercedes del senatore Mensorio, scampa a un agguato a colpi di pistola e resta ferito alla testa. Ma sono tempi passati. La competizione oggi si gioca con le alleanze e i prezzi al ribasso. Per conquistare la protezione della Regione, la famiglia Buglione ha messo in campo l'International security service. E, per gareggiare nell'appalto, si è associata con un altro colosso locale del settore: La vigilante, società nella quale Antonio aveva cominciato come guardia giurata. Anche questo istituto ha attraversato un brutto momento una decina di anni fa. Federico D'Emilio, 64 anni, figlio del fondatore e padre dell'amministratore, era stato accusato di associazione mafiosa. Ma nel 1998 è stato pienamente assolto. Unico punto di contatto con la camorra: essere compare d'anello, il testimone di nozze, del superlatitante Eduardo Contini, 51 anni, potentissimo boss di Vasto, Arenaccia e Poggioreale. Un fatto, scrivono i giudici nell'assoluzione, che comunque genera "un profondo sentimento di inquietudine". Sono passati otto anni. Tanto è bastato per dimenticare anche quell'inquietudine.
martedì, 28 novembre 2006
Sparatoria tra vigilantes e ladri davanti al supermercato
I malviventi stavano cercando di smurare la cassa del bancomat, ma sono stati sorpresi da una guardia giurata
Lido di Camaiore (Lucca), 26 novembre 2006 - Sparatoria davanti al supermercato Esselunga a Lido di Camaiore, in via Aurelia. Alcuni malviventi stavano cercando di impossessarsi di uno sportello bancomat quando sono stati visti da una guardia giurata. I ladri stavano cercando di agganciare a due auto la cassa bancomat con l' intenzione di smurarla, ma sono stati sorpresi dalla guardia giurata che stava svolgendo il servizio di vigilanza all' interno del negozio. L' uomo e' uscito e i ladri sono fuggiti: e' stato a questo punto che i malviventi e la guardia giurata hanno sparato vari colpi di pistola.
domenica, 26 novembre 2006
MILANO - Una guardia giurata è rimasta ferita ieri sera per cause non ancora accertate mentre stava svolgendo un servizio di controllo in un capannone a Locate Triulzi. L'uomo ha riportato una ferita al volto che probabilmente gli determinerà la perdita di un occhio. L'episodio si è verificato verso le 21. Il vigilante, Andrea C., 24 anni, stava perlustrando l'area quando è rimasto ferito: non si è capito se qualcuno gli abbia sparato o se si sia ferito da solo. Soccorso da un collega, che però non ha assistito alla scena, il giovane è stato ricoverato all'istituto Humanitas dove è stato operato. La guardia giurata ha detto ai carabinieri di Corsico di non ricordare nulla. I medici hanno rilevato una ferita all'occhio che sembra provocata da una fiammata, come se fosse un colpo d'arma da fuoco sparato da vicino, ma non hanno trovato sul volto segni o fori di pallottola.
fonte: Il Giornale
giovedì, 23 novembre 2006
Tutti i colleghi che effettuano servizi in postazioni pericolose come: presidi militari, polveriere, aeroporti, centrali nucleari e presidi ad alto rischio, sono pregati di contattare immediatamente Alessandro Marmello via mail, via fax (02/ 66234398) oppure via telefono al num. di cellulare 349/3430009
La Segreteria
Pubblichiamo una foto inviataci da un nostro caro collega nonchè grande amico di Marmello Lillo. Nella foto la sua piccola Claudia nata da poco. A lei a alla sua famiglia vanno le più vive congratulazioni! Complimenti, è bellissima!

ECCO LA NOSTRA PICCOLA MASCOTTE!
UN BACIO DA TUTTI NOI
Roma - Pretendeva il pagamento di una somma di denaro da una giovane nomade, per consentirle di chiedere l'elemosina nelle stazioni della metro. Per questo una guardia giurata addetta ai compiti di sicurezza all'interno della metropolitana è stata arrestata dai carabinieri della compagnia Roma Centro, con l'accusa di estorsione. A denunciare il fatto ai carabinieri del nucleo Scalo Termini è stata la ragazza rom, già conosciuta dai militari che l'avevano tratta più volte in arresto, precedentemente. Questa volta la ragazza si è offerta di dimostrare ciò che accade nella stazione. Così i militari, dopo aver seguito da lontano il contatto tra la ragazza e la guardia giurata, hanno accertato la fondatezza della denuncia e hanno proceduto all'arresto.
fonte: Il Giornale
mercoledì, 22 novembre 2006
Bimba violentata con la scusa del rito Maya L'orco aveva adescato la madre in chat convincendola a offrirgli la figlia per un rituale propiziatorio utile per ottenere la casa popolare STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
L'abitazione di Casalecchio di Reno dove sono avvenuti gli abusi (Ansa)
BOLOGNA - Ha convinto un'amica conosciuta in chat ad affidargli la figlia adolescente, per compiere un rito propiziatorio Maya che avrebbe aiutato la sua famiglia a ottenere finalmente una casa popolare. Ma il rito, compiuto nel giorno del tredicesimo compleanno della piccola «vittima sacrificale», era solo una scusa per abusare della bambina, che è stata stuprata e picchiata. La vicenda, che gli stessi investigatori hanno definito «incredibile», è avvenuta nell'ottobre 2005 fra Bologna e Modena, ma solo dopo molti mesi la ragazzina ha trovato la forza di raccontare l'accaduto, prima a una compagna di scuola, poi a una sorella e infine alla madre.
DENUNCIA - La denuncia ha portato la polizia a individuare il violentatore: una guardia giurata quarantenne, incensurato, di origine pugliese ma residente nel Bolognese. L'uomo, che in chat si faceva chiamare 'Kavajò, è stato arrestato ieri dagli agenti della squadra mobile di Bologna e Modena, in esecuzione di un ordine di custodia cautelare chiesto dal Pm Maria Gabriella Tavano e disposto dal Gip Michele Guernelli, con le accuse di violenza sessuale, sequestro di persona e violenza privata ai danni di minore. C'era anche una sorta di 'casa degli orrorì: era in un appartamento di Casalecchio di Reno, comune alle porte di Bologna, dove l'uomo aveva allestito un 'set' permanente costituito da decine di maschere Maya affisse alle pareti, immagini sacre di vario genere, oggetti fallici e integratori stimolanti.
L'INCONTRO IN CHAT - La storia comincia nel giugno 2005, quando la madre della bambina, una cinquantenne modenese che, oltre alla ragazzina violentata, ha altre due figlie, una sposata e un'altra con problemi di salute, conosce su una chat la guardia giurata. L'uomo, millantando di far parte di un fantomatico corpo speciale e di avere svolto missioni all'estero, riesce in breve tempo a proporsi come figura di riferimento per la famiglia, che è seguita dai servizi sociali per alcuni problemi finanziari e aspetta da tempo una casa popolare dal Comune. Dopo alcuni mesi di frequentazione, secondo quanto ha ricostruito la polizia, il quarantenne convince la donna ad affidargli la figlia più piccola, per compiere un rito Maya che necessita di una vergine, e che li avrebbe aiutati ad ottenere il sospirato alloggio.
UN ANNO FA L'ABUSO - In ottobre, nel giorno del suo tredicesimo compleanno, la donna manda la bambina in treno da Modena a Bologna, dove l'uomo la accoglie in stazione e la porta in scooter nel suo appartamento di Casalecchio. Qui, inscenando il rituale, la costringe con la forza a sdraiarsi sul letto, la fa spogliare e, dopo averla picchiata e presa a calci sulla schiena per vincere le sue resistenze, la violenta. Allo stupro seguono le minacce, perchè non racconti a nessuno l'accaduto, poi un giro in un centro commerciale dove l'uomo compra alla bambina le scarpe da ginnastica che lei desiderava come regalo di compleanno.
REAZIONE LENTA - La reazione della tredicenne, che per settimane lamenta dolori alla schiena, è molto graduale. Solo a giugno di quest'anno, dopo una lezione di educazione sessuale a scuola, si confida con un'amica, poi racconta tutto a una sorella e infine alla madre. Nella vicenda interviene anche un'amica di famiglia che, improvvisandosi detective, si collega alla chat e riesce a contattare «Kavajo». Fingendosi appassionata di esoterismo, chiacchiera a lungo con l'uomo, che le invia con la posta elettronica una propria foto, in tenuta "da combattimento", con passamontagna e fucile in pugno.
A CASA DELL'ORCO - Queste tracce, messe a disposizione della polizia, si riveleranno utili per individuare la guardia giurata, fino all'arresto di ieri. Nella sua abitazione, oltre all'armamentario usato per i riti, sono stati sequestrati due fucili e una pistola, regolarmente denunciati, e alcune munizioni, detenute invece illegalmente. Inoltre due computer (uno fisso dotato di webcam e un portatile), due telefonini, un palmare, varie videocassette e dvd. Sul desktop del pc fisso gli investigatori hanno trovato un file di collegamento a un documento elettronico, che riporta la data della violenza sulla bambina. Il documento in questione non è stato però recuperato, probabilmente perchè collocato su una card esterna al computer, che l'uomo ha fatto sparire. Su questo aspetto, e su altre tracce presenti sui computer, ha avviato accertamenti la polizia delle comunicazioni, per accertare se la guardia giurata avesse preso di mira altre ragazzine. Al momento dell'arresto, a quanto si è appreso, l'uomo avrebbe manifestato la volontà di togliersi la vita.
22 novembre 2006
martedì, 21 novembre 2006
Milano - Per la morte di A.N, marocchino di 37 anni ucciso da un colpo di pistola nell'androne di uno stabile di via Cavezzali, «è possibile escludere con certezza l'omicidio volontario». Così scrive il pm Piero Basilone, nella richiesta di archiviazione dell'inchiesta a carico del vigilante accusato di aver sparato e ucciso l'extracomunitario.
Il 27 febbraio il marocchino ubriaco si scaglia contro la guardia giurata. La colluttazione, però, finisce tragicamente. Perché la vittima sfila la semiautomatica dalla fondina del vigilante e gliela punta contro. L'uomo reagisce, cerca di immobilizzarlo, e «temendo di essere colpito - scrive il pm - avrebbe afferrato la mano dell'extracomunitario che impugnava la pistola, tentando di allontanare l'arma ruotando la mano e il braccio della vittima». Proprio in quel momento, «sarebbe partito, accidentalmente, il colpo mortale». Non solo. Perché «le modalità stesse dell'aggressione subita» dalla guardia giurata «sono dimostrative della sussistenza di particolari condizioni di pericolo» in cui si trovano alcuni stabili di via Cavezzali. «Il fatto - scrive infatti il pm - è maturato in un particolare condominio, frequentato da tossicodipendenti e clienti di viados». Tanto, che «anche dietro sollecitazione di alcuni residenti, l'amministrazione era stata costretta a incaricare alcune guardie giurate» di garantire la sicurezza dei residenti. E il vigilante, «in condizioni di dimostrato pericolo per se stesso e per gli abitanti del condominio, ha portato legittimamente un'arma, senza violare alcuna norma di prudenza o diligenza>>.
fonte: Il Giornale
lunedì, 20 novembre 2006
Lodi, 20 novembre 9,24
Un’altra rapina a un furgone portavalori. Dopo il caso di qualche settimana fa a Lodi, sfociato nella tragica morte della guardia giurata Enrico Morandi, un nuovo episodio è avvenuto nei giorni scorsi a Trieste. Questa volta, fortunatamente, senza lasciare vittime. Ma è sufficiente perché il Centro Studi Sicurezza torni a denunciare “una totale carenza da parte dello Stato Italiano nel tutelare le guardie giurate”.
Secondo le ricostruzioni della rapina avvenuta a Trieste, le guardie giurate si sarebbero fermate in armeria per depositare le armi e passare il confine, quando i malviventi avrebbero picchiato ed incappucciato le guardie e sottratto il bottino di 1milione e mezzo di euro.
“Siamo qui a chiedere per quale motivo quelle due guardie non avevano, al momento del rilascio delle armi presso il confine, una scorta di polizia italiana sino al confine o una scorta proveniente dalla Croazia; per quale motivo il Governo non prende provvedimenti in merito, decidendo di approvare una riforma che regolamenti la categoria delle guardie giurate in maniera adeguata secondo i parametri fissati dall’Unione Europea. Si chiede inoltre al Governo di effettuare maggiori controlli sugli importi trasportati dai portavalori in quanto molto spesso, purtroppo, superano di gran lunga le cifre denunciate. La categoria chiede dei controlli più severi, una selezione più accurata del personale, un registro nazionale, una qualifica professionale”, scrive Alessandro Marmello, Presidente dell’associazione di guardie giurate “Centro Studi Sicurezza”.
Oggi le guardie giurate in Italia sono 50.000. Negli ultimi 10 anni, 45 sono state uccise in assalti o rapine, secondo i dati dello stesso Centro Studi Sicurezza. L’ultima vittima, in ordine di tempo, è stata il lodigiano Enrico Morandi.
fonte: Agendalodi
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