PRESENTAZIONE

L' Associazione Centro Studi Sicurezza sezione Guardie Giurate è stata fondata formalmente nel 2001 da un gruppo di guardie giurate. Tra gli obiettivi primari, la volontà di riscattare una categoria lavorativa che da anni versa in condizioni disagiate grazie alla noncuranza delle Istituzioni e di alcune sigle sindacali.

VISITA IL SITO

 

IN MEMORIA DEI COLLEGHI

 

Clicca sul video per guardarlo a grandezza naturale.

 

IL NOSTRO IMPEGNO IN PARLAMENTO

 

ASSOCIATI!

 

Associarsi al Centro Studi Sicurezza è GRATUITO ed anonimo, basta scaricare il modulo, compilarlo ed inviarlo al numero di Fax:: 02/66234398.

 

SCARICA IL MODULO

 

DOSSIER INCARICATO DI PUBBLICO SERVIZIO

 

 

SCRIVICI!

 

E-MAIL

 

LINK

Camera dei Deputati
Domande e risposte sulla figura delle Gpg
Fabrizio Carbone
Gazzetta Ufficiale
Motore di ricerca Google
Parlamento Italiano
Radio Sicurezza
Scambio Link
Senato della Repubblica
Servizi per il Cittadino
Sito Associazione Kim Ung Trao
Sito dell'Arma dei Carabinieri
Sito della Gazzetta Ufficiale
Sito Polizia di Stato

FOTO RANDOM




 

ASSOCIAZIONI

 

ASSOCIAZIONE UGUAGLIANZA

Per la tutela di diritti in materia di lavoro, servizi consulenza ed eventuale assistenza legale e per ogni problema relativo al rapporto di lavoro legato alla professione delle guardie giurate.

Per informazioni: 02/5463277 333/1788038

E-MAIL

"A.I.C.A.D" - MILANO

Allevatore Istruttore Cinofilo Angel Dog Sandro Arrivabene.

Presidente: 389/05522181 Segreteria: 389/0552165

 

MASSAGGIO HAWAIIANO

"LOMI LOMI

Benessere Profondo Per informazioni: Località Zelo Buon Persico (Lo). Bodyworkers 339/7004760

 

 

QUOTIDIANI

 

QUESTIONARIO

Decreto Incaricato di Pubblico Servizio




View Results
Free web poll from Free Website Polls

CATEGORIE

 

aggressioni a guardie giurate
articoli di giornale
assalti a portavalori
avvisi
ccnl
comunicati
comunicato stampa
emendamenti
emendamenti lucidi
fatti di cronaca
lavori parlamentari
le vostre lettere
notizie age
notizie ansa
presentazione
rapine
sedute palamentari
servizi di utilità
sindacalisti e sindacati
spazio proposte

ARCHIVIO

oggi
dicembre 2009
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
agosto 2004

 

CONTATORE

DISCLAIMER

 

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.

 

FEEDS

CREDITS

Template © Centro Studi Sicurezza
Image: Centro Studi Sicurezza ©
Blog host by Splinder

 

PARTNER

 

TuttoPerInternet.it
Web directory e annunci gratuiti, risorse gratis, offre i migliori siti della rete accuratamente suddivisi per

categorie

Ricerca con All web free

Ricerca Italiana

DOSSIER DECRETO INCARICATO DI PUBBLICO SERVIZIO CLICCA QUI!
HOME PAGE | PRESENTAZIONE | FOTO | DOCUMENTI | SCRIVICI

mercoledì, 28 febbraio 2007

I DIRITTI VIOLATI DI UNA ZINGARA

Sono attive da appena un mese le ronde padane, quando una zingara che hanno fermato le porta addirittura in tribunale. Aperta un’inchiesta, il capo d’accusa probabilmente sarà violenza privata


Treviso - I diritti di una zingara finiscono sulla scrivania del procuratore capo di Treviso.

Le ronde padane istituite e divenute attive solo un mese fa, hanno già un bel grattacapo da risolvere.

Infatti durante un giro di controllo, fermano una zingara e questa si rivolge al tribunale.

Viene aperta un’inchiesta, dal procuratore Antonio Fojadelli. Il capo d'imputazione sarà formulato nel dettaglio questa mattina: e molto probabilmente, si tratterà di violenza privata.

Il previsto atteggiamento da renger delle ronde, è ormai una realtà, gruppi di cittadini che pattugliano la città alla ricerca di criminali e piccoli malviventi.



Il fatto



La vicenda in questione è accaduta sabato mattina nel centro storico di Treviso. Nel mercato pieno di bancarelle che richiamano ogni settimana migliaia di persone da tutta la provincia.

Due zingare gironzolano tra la gente, mentre un’ambulante si accorge che dal suo banco è sparita una coperta.

Non c’è neanche il tempo di guardarsi intorno per l’ambulante che già sono sul posto le ronde padane.

I rondisti, facilmente riconoscibili perché equipaggiati con una giacca gialla sono coordinati dal leghista Enrico Chinellato.

La ricerca delle due presunte ladre li impegna per pochi secondi: in un attimo infatti hanno afferrato le due zingare seguiti da vicino dalla commerciante che è stata derubata.

L'ambulante appena vede che una delle donne ha in mano la coperta la prende e se la tiene stretta.

La ronda immediatamente blocca la zingara, le chiede di identificarsi e le dà della ladra.

In questo momento finisce il ruolo delle ronde, infatti i vigilantes avrebbero dovuto chiamare la polizie e limitarsi a tenere sott'occhio la zingara.



Diritti violati



I privati cittadini non hanno alcun diritto di richiedere informazioni di carattere privato ad altre persone.

La zingara si fa sentire e incomincia a urlare: «Razzisti, siete dei razzisti». Incuriosita dalle urla la gente si avvicina e a quel punto non si torna più in dietro.

La notizia impiega poco ad arrivare alla Procura della Repubblica. A prenderne atto è proprio il procuratore capo che fin dalla proposta della creazione delle ronde aveva espresso il suo dissenso.

Schieramento totalmente negativo del procuratore fin quando non vennero ben delineati i limiti di azione delle ronde.

Chinellato spiega: «Noi non abbiamo fermato nessuno ho solo chiesto alla donna cosa avesse fatto, lei mi ha insultato dandomi del razzista. Niente più che uno scambio verbale acceso. Non abbiamo avvisato la polizia perché il furto non lo abbiamo visto direttamente, avrebbe dovuto farlo la commerciante».



Veneto sicuro



Il confine entro cui le ronde, si possono muovere è molto limitato, a Treviso dove vengono chiamate “Veneto sicuro”hanno la possibilità di segnalare un fatto, ma non possono e non devono in alcun modo intervenire.

Lo stesso limite che hanno ormai da anni, i “Cittadini non Distratti” di Venezia: persone normalissime che se vedono un fatto criminale se la sentono di chiamare la polizia e non fanno finta di niente girandosi da un’altra parte.

In laguna questo sistema di controllo privato non ha mai passato il confine imposto.

Sono ora a rischio le fondamenta stessa delle ronde.

Tra i sostenitori del progetto “Veneto sicuro” c'è il vicepresidente della Regione che ha origini trevigiane anche di formazione politica, il leghista Luca Zaia.

Per il vicepresidente l’attività svolta da questi gruppi di vigilanti è una: «Attività di volontariato per la sicurezza», e forse attraverso l’istituzione delle ronde si potrà arrivare a quel passaggio tanto richiesto della responsabilità dell'ordine pubblico: dalle forze di polizia ai sindaci.

Secondo Zaia: il testo unico per la sicurezza, è “da rottamare”.



28 Feb 2007

Claudia Santini (Gpi)




CentroStudiSicurezza alle ore 23:37
fatti di cronaca | commenti (popup)
MILANO, GUARDIA GIURATA PUNTA PISTOLA ALLA TEMPIA DI UN BAMBINO DI 11 ANNI

Bruno F. e ora sotto processo per minacce gravi aggravate


Milano, 28 feb. Minacce gravi aggravate. Questa l'accusa per una guardia giurata cinquantenne sotto processo a Milano per aver puntato la pistola d'ordinanza alla tempia di un ragazzino di undici anni di nome Cristian. Il fatto, accaduto qualche tempo fa nella biblioteca comunale di via San Paolino, e' stato riportato oggi dal 'Corriere della Sera'. Il ragazzino era stato rimproverato piu' volte dalla guardia giurata, Bruno F., perche' insieme ad alcuni suoi coetanei disturbava ripetutamente le persone all'interno della biblioteca. Alla fine della giornata, e' stato afferrato dalla guardia che gli ha puntato la pistola, una calibro 45, alla tempia. Pistola che per la guardia aveva la sicura e non era puntata alla tempia del ragazzo ma verso il soffitto. I genitori di Cristian si sono costituiti parte civile. La Prefettura milanese dovra' poi decidere sulla licenza di lavoro della guardia giurata.



(Adnkronos)




CentroStudiSicurezza alle ore 14:22
fatti di cronaca | commenti (3) (popup)
FUORI PERICOLO I BIMBI ESTRATTI DALL'AUTO NEL CANALE

Casale, fatale al papà l'asfalto bagnato in curva. Forse la salma sarà trasportata in Marocco


CASALPUSTERLENGO - Forse tornerà in Marocco la salma di Haida Salah, l'uomo di 39 anni originario del Nord Africa annegato nella notte tra sabato e domenica in seguito ad un'uscita di strada con la sua vettura. La tragedia che ha colpito la Bassa nelle scorse ore poteva essere ben peggiore, se la prontezza di una guardia giurata e di alcuni carabinieri non avesse sottratto dalla stessa orribile fine anche i due figli e la moglie di Haida.


I bambini, di 5 e 13 anni, sono ancora ricoverati all'ospedale di Lodi, ma fortunatamente il quadro clinico volge decisamente al bello: le condizioni più preoccupanti riguardavano il più piccolo che, quando è stato estratto dall'abitacolo dell'auto, aveva già ingerito una consistente quantità di acqua.

Trasportato all'ospedale Maggiore di Lodi, il bambino era stato considerato in prognosi riservata, anche se già nella giornata di domenica si era appreso del miglioramento delle sue condizioni. Per il padre ogni tentativo di aiuto è stato vano: quando i soccorritori sono riusciti ad estrarlo dall'automobile, ormai non respirava più. A quanto si apprende, la famiglia ed alcuni parenti stanno valutando l'opportunità di trasferire la salma di Haida nel Paese d'origine: a rendere complicata l'operazione ci sarebbero i costi, sicuramente elevati.

Ci si interroga anche sul futuro della famiglia, che improvvisamente si viene trova senza la sua fonte di sostentamento. A Cavenago d'Adda, pochi chilometri a sud di Lodi, dove risiedono, i Salah sono giudicati brave persone: la moglie Fatima, trentatreenne, veniva spesso vista in paese mentre accompagnava i figli a scuola e sebbene non desse grande confidenza non mancava di salutare gli altri genitori. Come spesso succede alle famiglie di extracomunitari, però, i rapporti verso l'esterno non erano molto fitti, ed infatti a Cavenago la maggior parte degli abitanti non conosceva l'uomo che ha perso la vita. Il parroco, don Giampiero Marchesini, preferisce chiudersi in un rispettoso riserbo e non commenta l'accaduto.

Intanto, i carabinieri di Casalpusterlengo hanno ricostruito la dinamica dell'incidente, che non presenta elementi di particolare sorpresa: l'uscita di strada non è stata causata da una distrazione o da malore, ma semplicemente da una curva presa troppo velocemente.

Il tracciato della strada provinciale 22 è tortuoso e stretto, con alcune curve particolarmente impegnative. Il tratto è scarsamente illuminato, inoltre all'ora del tragico incidente pioveva, cosa che ha ridotto ulteriormente la visibilità e reso l'asfalto scivoloso.

Si apprende anche che i gesti di coraggio per strappare dalla morte l'intera famiglia marocchina sono stati numerosi: oltre a Giulio Codazzi, la guardia giurata di Vittadone arrivata per prima sul posto, anche due carabinieri della stazione di Casalpusterlengo non hanno esitato a lanciarsi nelle gelide acque della roggia. Altre persone che con il passare dei minuti raggiungevano la riva del fosso si sono a loro volta prodigate nel portare aiuto.

Paolo Migliorini


fonte: Libertà



CentroStudiSicurezza alle ore 09:56
fatti di cronaca | commenti (popup)
L'AVVOCATO DELL'EX GOVERNATORE, NASO: "LE PROVE A DISCOLPA SONO DOCUMENTATE"

Storace si salva grazie a una visita a Latina




Latina (27/02/2007) - "Dall'attivita' investigativa emerge con solare evidenza che Pettinelli (ex impiegato delle Relazioni Esterne, uno dei pentiti dell'inchiesta, ndr) è un calunniatore nei confronti di Francesco Storace perché - si legge nella nota diffusa dall'avvocato di Storace Naso - ne assevera la presenza in Regione in orari nei quali vi è prova documentale che si trovava in provincia di Latina, per impegni di natura elettorale".

Il giorno in cui - secondo la procura - avvenne l'incursione illecita nella banca dati dell'anagrafe del Campidoglio per fare accertamenti sulle liste di Alternativa Sociale, il movimento di Alessandra Mussolini, quindi, Storace era in trasferta. Ci sono riscontri da tabulati telefonici che comprovano che dalle 16.20 fino alle 22 del 9 marzo il cellulare di Storace era agganciato ai ponti radio della provincia di Latina, alle 23.40 a quelli della zona della Laurentina. E' stato documentalmente provato con l'acquisizione dei brogliacci e le dichiarazioni delle guardie giurate della Regione che Storace era arrivato all'13,04 per andare via alle 14,02. Anzi, una di queste guardie, addetta alla presidenza, ha sostenuto di aver accompagnato Storace nel suo ufficio e di aver svolto servizio di piantonamento fino alle 14 senza che nessuno sia andato a trovare il Governatore". "In presenza di tali elementi - spiega il penalista Naso - come si può dar credito a Pettinelli (che ha chiesto di patteggiare, ndr), che dopo essere stato sentito quattro volte come persona informata sui fatti, anche se la prima aveva subito confessato di aver contribuito all'accesso informatico, soltanto alla quinta ha cominciato ad accusare Storace, esponendo così un uomo politico, che ha gia' pagato un prezzo alto, a questo scandalo costruito a tavolino? La procura - sostiene Naso -, al momento della confessione di Pettinelli, avrebbe dovuto interrompere l'audizione e farlo ritornare con un difensore. E' mancata l'onesta' intellettuale. E perche' mai la procura non ha ritenuto di convocare come teste Storace, che pochi giorni prima si era dimesso perche' sottoposto a linciaggio mediatico da parte di un quotidiano? In una prima versione, poi, Pettinelli dice che Storace prende parte alle prove di accesso informatico, per affermare, nei verbali successivi, che è stato presente all'incursione vera e propria". E che dire sulle varie e-mail con cui lo stesso Pettinelli comunica, per uno scambio di documenti, con un ufficiale dei carabinieri da lui definito 'carissimo colonnello'?.Soddisfatto dell'intervento difensivo l'ex ministro della Salute: "L'avvocato Naso e' stato un grande, ha parlato per due ore", è il commento di Storace.


fonte: Provincialatina.Tv

CentroStudiSicurezza alle ore 09:48
fatti di cronaca | commenti (popup)

lunedì, 26 febbraio 2007

AUTO NEL CANALE, 39ENNE MUORE ANNEGATO

Casalpusterlengo L'eroe: «Ho visto i fari della macchina nel fosso e mi sono gettato in acqua: ho aiutato la donna e i due piccoli a uscire»

La moglie e due bambini di cinque e tredici anni salvati da un metronotte
  


Casalpusterlengo - Il papà è rimasto intrappolato nell'auto, finita nel canale pieno d'acqua, e non ce l'ha fatta, ma i due figli maschi, di 5 e 13 anni, e la moglie 33enne sono stati salvati da un metronotte che li ha salvati gettandosi in acqua. I bambini e la donna devono la vita a Giulio Codazzi, 47 anni, residente a Vittadone, da cinque anni dipendente dell'Ivri di Lodi.

Vittima dell'incidente, avvenuto intorno alle 20,30 di sabato nel territorio di Casalpusterlengo, è Salah Haida, 39 anni, marocchino, residente a Cavenago d'Adda. L'uomo era al volante della sua Fiat Marea station wagon e viaggiava sulla strada che dal bivio con la provinciale 22 (tra la via Emilia e Castiglione d'Adda) porta verso la frazione casalese di Vittadone. La carreggiata è stretta, piena di curve e poco illuminata. Ad un certo punto, per cause ancora in fase di accertamento, l'uomo ha perso il controllo dell'auto, che, dopo aver cozzato contro il guardrail nei pressi di una curva, è uscita di strada finendo a ruote all'aria nel fossato pieno d'acqua. Il 39enne è rimasto incastrato al posto di guida mentre l'acqua inesorabilmente invadeva l'abitacolo ed è probabilmente morto annegato. Provvidenziale l'intervento della guardia giurata. Uno dei bambini aveva la testa in acqua da alcuni lunghissimi minuti quando Codazzi è riuscito a portarlo all'asciutto.

«Stavo andando a lavorare quando ho visto i fari dell'auto nel fosso - ha raccontato la guardia giurata - ho chiamato il 112 e poi mi sono avvicinato alla riva. La vettura, trasportata dalla corrente, aveva già fatto una quindicina di metri dal punto d'impatto. Ho urlato se c'era qualcuno e ho sentito una donna che gridava e chiedeva aiuto. Allora mi sono buttato in acqua. Dalla portiera è uscita una signora. L'ho aiutata a raggiungere la riva, ma poi ho aperto la portiera posteriore e mi sono trovato di fronte il bambino più grande che è uscito». Rimaneva però il più piccolo intrappolato nell'abitacolo. «Ho cercato di aprire l'altra portiera e sono riuscito a prenderlo. Aveva già bevuto parecchio quando l'ho portato a riva: l'ho un po' scosso, ha tossito e si è messo a piangere. Allora mi sono detto: "è salvo"». I bimbi e la mamma sono stati trasferiti all'ospedale Maggiore di Lodi: i due maschietti sono stati ricoverati nel reparto di pediatria e i medici si sono riservati la prognosi. La mamma non è invece grave.

Anche un carabiniere della stazione di Casalpusterlengo si è gettato in acqua. Insieme al metronotte ha cercato di salvare il 39enne: estratto dall'auto, gli è stato praticato il massaggio cardiaco, ma per lui non c'è stato nulla da fare. Il medico del 118 non ha potuto far altro che accertarne la morte. Sul posto i vigili del fuoco di Casale e Lodi. La salma dello sfortunato 39enne, che lavorava come operaio, è stata composta nella camera mortuaria dell'ospedale di Codogno a disposizione dell'autorità giudiziaria.

Matteo Spagnoli


fonte: Libertà

CentroStudiSicurezza alle ore 10:19
fatti di cronaca | commenti (4) (popup)

venerdì, 23 febbraio 2007

BLOCCO DELLO STRAORDINARIO. I SINDACATI DEI DIPENDENTI DEGLI ISTITUTI DI VIGILANZA ANNUNCIANO LO STATO DI AGITAZIONE

I lavoratori lamentano le condizioni di lavoro non adeguate al salario che percepiscono



di Viviana Pizzi



E’ scontro tra i dipendenti degli istituti di vigilanza privati e i propri datori di lavoro. A comunicarlo sono i sindacati di categoria appartenenti alle sigle confederali (Cgil, Cisl e Uil) che, in seguito ad una loro riunione interna, hanno deciso di mettere in atto, dal due marzo prossimo, lo stato di agitazione seguito dal blocco dello straordinario. La decisione nasce dal mancato rinnovo del contratto integrativo provinciale del settore della vigilanza siglato nell’ormai lontanissimo 1998 e scaduto nell’altrettanto lontano 2002. Da allora non è stato registrato alcun movimento e per questo motivo i lavoratori sono molto stanchi. Inoltre c’è da evidenziare, a parere dei sindacati, che gli istituti di vigilanza privati (Ivri, Aquila, Sitval) applicano tabelle di legalità riconducibili a quelle prefettizie e che i loro profitti sono comunque adeguati al costo della vita, al contrario però gli stipendi ed i rischi delle Guardie Particolari Giurate non sono oggetto neanche di un confronto civile. Questa categoria di lavoratori, dotata di armi al pari delle forze di polizia, percepisce uno stipendio che è quasi la metà di quello degli agenti o dei militari ma, in caso di vigilanza nei tribunali o di altri punti nodali della vita amministrativa come ad esempio gli istituti di credito, rischia la vita come e forse più dei poliziotti stessi. “In particolare le nuove leve- evidenzia il segretario generale Cisl Fisacat Antonio Albiniano- dopo aver svolto il normale turno di lavoro, sono costrette a rendersi reperibili per esigenze di servizio”. Queste persone sono sottoposte a turni massacranti, alcune anche a viaggiare in automobile 26 notti al mese per poi effettuare, a richiesta, servizi diurni, per periodi di tempo che possono allungarsi anche a tre anni. Il tutto senza la minima garanzia di sicurezza e mettendo a rischio la propria incolumità soprattutto a causa della stanchezza fisica e mentale che questo tipo di orario può provocare al lavoratore stesso.


fonte: Il Sannio

CentroStudiSicurezza alle ore 09:29
fatti di cronaca | commenti (2) (popup)

martedì, 20 febbraio 2007

BOLOGNA: ESPLODE 9 COLPI IN ARIA SENZA RAGIONE, GUARDIA GIURATA DENUNCIATA

Bologna, 19 feb. - (Adnkronos) - Ha esploso 9 colpi con la sua pistola d'ordinanza senza alcun motivo apparente mentre svolgeva il suo turno di vigilanza in un cantiere di Dozza, in provincia di Bologna. Un gesto che e' costato caro a D.A., una guardia giurata di 27 anni di Granarolo dell'Emilia (Bologna) che e' stata denunciata dai carabinieri della Compagnia di Imola per esplosioni pericolose. Secondo l'accusa durante la notte, mentre svolgeva servizio di vigilanza fissa all'interno di un cantiere edile, senza alcuna ragione l'uomo avrebbe esploso in aria 9 colpi con la propria pistola semiautomatica senza per fortuna causare alcun danno.



CentroStudiSicurezza alle ore 08:54
fatti di cronaca | commenti (10) (popup)

lunedì, 19 febbraio 2007

SIAMO CARNE DA MACELLO PER 1100 EURO AL MESE

Pubblichiamo gli articoli del Vicepresidente del Centro Studi Sicurezza Fabrizio Carbone apparsi su Torino Cronaca in settebre ad ottobre 2006.


LEGGETE


La Segreteria

CentroStudiSicurezza alle ore 15:30
| commenti (7) (popup)
MILANO: RAPINA CON OSTAGGIO DA 15MILA EURO

MILANO - Rapina poco dopo le 18 di questa sera in un'agenzia di scommesse in via Bande Nere a Milano: due persone armate e con il volto scoperto hanno bloccato e disarmato la guardia giurata che presidiava l'esterno del locale e poi, aiutati da altri due complici, si sono fatti consegnare 15mila euro in contanti. La guardia giurata e' stata liberata poco prima che i quattro fuggissero a piedi. La squadra mobile di Milano sta cercando i colpevoli, ripresi da una telecamera di videosorveglianza. (Agr)



CentroStudiSicurezza alle ore 11:52
fatti di cronaca, aggressioni a guardie giurate | commenti (7) (popup)

domenica, 18 febbraio 2007

REAGISCE ALL'AGGRESSIONE, SPARA E UCCIDE 2 GIOVANI

La spedizione contro il metronotte che li aveva tamponati si conclude in tragedia




CATANIA - Avevano organizzato un raid punitivo contro un metronotte che aveva "osato" tamponare l'auto di uno di loro senza chiedere scusa. Ma il metronotte ha reagito all'aggressione, sparando dieci colpi con la pistola d'ordinanza e ha ucciso due di loro, Nunziato Musumeci, di 27 anni, e Salvatore Mazzaglia, di 23. È la dinamica del duplice omicidio avvenuto poco prima delle 23 dell'altro ieri a Santa Maria di Licodia, paese a 25 chilometri da Catania, secondo la ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Paternò che hanno arrestato la guardia giurata, Francesco Todero, 30 anni, per omicidio volontario. A bloccare l'uomo è stato un brigadiere della locale stazione che stava rientrando da un servizio di pattuglia: il metronotte aveva ancora la pistola, una calibro 9x21, in mano. Il militare l'ha riconosciuto e gli ha chiesto «Todero che fai...» e lui ha risposto «niente brigadiere, tutto a posto...» prima di consegnargli l'arma e poi confessare. Il movente della tragedia, secondo gli investigatori, è da collegare a un piccolo incidente stradale avvenuto poche ore prima: la guardia giurata a bordo della sua vettura, facendo manovra, avrebbero urtato l'auto di un amico delle due vittime. Ne sarebbe nata una prima lite con minacce di «vendetta». Da questo sarebbe nato il raid punitivo per dare una "lezione" al metronotte, al quale avrebbero partecipato, secondo i carabinieri, 8-10 giovani. Cercano Todero e lo trovano nei pressi della villa comunale, a 50 metri dalla stazione dei carabinieri e lo aggrediscono. L'uomo estrae la pistola e spara: ferisce con 5 colpi Salvatore Mazzaglia, che morirà subito dopo il ricovero nell'ospedale di Biancavilla, e con uno al cuore Nunziato Musumeci, che resta per terra. Gli altri componenti del gruppo di aggressori fuggono, mentre arriva il carabiniere che arresta in flagranza di reato il metronotte. Mazzaglia e Musumeci in passato erano stati denunciati per reati contro il patrimonio, ed erano usciti dal carcere da pochi mesi usufruendo dell'indulto. Erano stati arrestati per rapina dai carabinieri della compagnia di Paternò, gli stessi che indagano sul duplice omicidio volontario.


fonte: Libertà

CentroStudiSicurezza alle ore 11:32
fatti di cronaca | commenti (2) (popup)

sabato, 17 febbraio 2007

CASSAZIONE: SME, SI AL PROCESSO D'APPELLO PER SILVIO BERLUSCONI

Si farà il processo d’appello per il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, prosciolto in primo grado dall’accusa di corruzione nell’ambito del processo Sme. Lo ha stabilito la sesta sezione penale della Corte di Cassazione, che ha disposto la trasmissione degli atti relativi ai ricorsi di accusa e difesa alla Corte di Appello di Milano, annullando senza rinvio l’ordinanza con la quale lo scorso 27 aprile erano stati dichiarati inammissibili i ricorsi della procura della Repubblica e della Procura generale di Milano. L’ex premier ha commentato: «Si risolverà tutto con un nulla di fatto, sono accuse assolutamente infondate. Quello sulla Sme è un processo finito, in cui è ormai chiaro che non esistono altro che meriti da parte mia, e la decisione della Cassazione è ininfluente». C’è anche un ferito nel bilancio del duplice omicidio commesso la notte scorsa a Santa Maria di Licodia, nel catanese. Il metronotte Francesco Todero, 30 anni, oltre ad aver ucciso Nunziato Musumeci e Salvatore Mazzaglia, ha ferito un terzo giovane che si trovava con le vittime. Todero ha fatto fuoco con la propria pistola calibro 9, sparando una quindicina di colpi. Durante l’interrogatorio in cui ha confessato i delitti, l’omicida ha dichiarato di aver agito in preda ad un raptus dopo che i giovani avevano organizzato una spedizione punitiva contro di lui. Alla base ci sarebbe un banale incidente stradale.

È un giovane calciatore della Spadaforese, Ottavio Oliverio di 19 anni, il sospettato principale nelle indagini sull’omicidio di Eugenio Parisi, 59 anni, trovato senza vita giovedì mattina all’interno di un pozzo in una collina del rione “Giostra” di Messina. Parisi, che era dirigente della società calcistica Spadaforese, è stato ucciso a colpi di pietra. Nell’abitazione del 19enne fermato, i militari hanno trovato alcuni vestiti macchiati di sangue sui quali saranno eseguiti degli esami per verificare se si tratta proprio di quello di Parisi.


fonte: La Padania

CentroStudiSicurezza alle ore 15:25
fatti di cronaca | commenti (2) (popup)