Sono attive da appena un mese le ronde padane, quando una zingara che hanno fermato le porta addirittura in tribunale. Aperta un’inchiesta, il capo d’accusa probabilmente sarà violenza privata
Treviso - I diritti di una zingara finiscono sulla scrivania del procuratore capo di Treviso.
Le ronde padane istituite e divenute attive solo un mese fa, hanno già un bel grattacapo da risolvere.
Infatti durante un giro di controllo, fermano una zingara e questa si rivolge al tribunale.
Viene aperta un’inchiesta, dal procuratore Antonio Fojadelli. Il capo d'imputazione sarà formulato nel dettaglio questa mattina: e molto probabilmente, si tratterà di violenza privata.
Il previsto atteggiamento da renger delle ronde, è ormai una realtà, gruppi di cittadini che pattugliano la città alla ricerca di criminali e piccoli malviventi.
Il fatto
La vicenda in questione è accaduta sabato mattina nel centro storico di Treviso. Nel mercato pieno di bancarelle che richiamano ogni settimana migliaia di persone da tutta la provincia.
Due zingare gironzolano tra la gente, mentre un’ambulante si accorge che dal suo banco è sparita una coperta.
Non c’è neanche il tempo di guardarsi intorno per l’ambulante che già sono sul posto le ronde padane.
I rondisti, facilmente riconoscibili perché equipaggiati con una giacca gialla sono coordinati dal leghista Enrico Chinellato.
La ricerca delle due presunte ladre li impegna per pochi secondi: in un attimo infatti hanno afferrato le due zingare seguiti da vicino dalla commerciante che è stata derubata.
L'ambulante appena vede che una delle donne ha in mano la coperta la prende e se la tiene stretta.
La ronda immediatamente blocca la zingara, le chiede di identificarsi e le dà della ladra.
In questo momento finisce il ruolo delle ronde, infatti i vigilantes avrebbero dovuto chiamare la polizie e limitarsi a tenere sott'occhio la zingara.
Diritti violati
I privati cittadini non hanno alcun diritto di richiedere informazioni di carattere privato ad altre persone.
La zingara si fa sentire e incomincia a urlare: «Razzisti, siete dei razzisti». Incuriosita dalle urla la gente si avvicina e a quel punto non si torna più in dietro.
La notizia impiega poco ad arrivare alla Procura della Repubblica. A prenderne atto è proprio il procuratore capo che fin dalla proposta della creazione delle ronde aveva espresso il suo dissenso.
Schieramento totalmente negativo del procuratore fin quando non vennero ben delineati i limiti di azione delle ronde.
Chinellato spiega: «Noi non abbiamo fermato nessuno ho solo chiesto alla donna cosa avesse fatto, lei mi ha insultato dandomi del razzista. Niente più che uno scambio verbale acceso. Non abbiamo avvisato la polizia perché il furto non lo abbiamo visto direttamente, avrebbe dovuto farlo la commerciante».
Veneto sicuro
Il confine entro cui le ronde, si possono muovere è molto limitato, a Treviso dove vengono chiamate “Veneto sicuro”hanno la possibilità di segnalare un fatto, ma non possono e non devono in alcun modo intervenire.
Lo stesso limite che hanno ormai da anni, i “Cittadini non Distratti” di Venezia: persone normalissime che se vedono un fatto criminale se la sentono di chiamare la polizia e non fanno finta di niente girandosi da un’altra parte.
In laguna questo sistema di controllo privato non ha mai passato il confine imposto.
Sono ora a rischio le fondamenta stessa delle ronde.
Tra i sostenitori del progetto “Veneto sicuro” c'è il vicepresidente della Regione che ha origini trevigiane anche di formazione politica, il leghista Luca Zaia.
Per il vicepresidente l’attività svolta da questi gruppi di vigilanti è una: «Attività di volontariato per la sicurezza», e forse attraverso l’istituzione delle ronde si potrà arrivare a quel passaggio tanto richiesto della responsabilità dell'ordine pubblico: dalle forze di polizia ai sindaci.
Secondo Zaia: il testo unico per la sicurezza, è “da rottamare”.
28 Feb 2007
Claudia Santini (Gpi)
PRESENTAZIONE






