La polizia è a un passo dall’identificare le due assassine del metrò. Dopo aver esaminato migliaia di fotogrammi, grazie all’aiuto dei testimoni che si trovavano nel convoglio dove aveva viaggiato Vanessa Russo, la ragazza romana di 23 anni uccisa da un’assurda ombrellata in faccia, ora ci sono due volti. Come avevano detto a caldo i primi passeggeri, si tratta di due giovani donne vestite di bianco, di carnagione chiara, eleganti. Una è probabilmente un’extracomunitaria dell’Est europeo. L’altra potrebbe essere una sudamericana. Gli investigatori della Squadra Mobile hanno identificato anche la stazione dove le due hanno preso la metropolitana: Rebibbia. Sono stati sguinzagliati molti investigatori in zona. E vengono passate al setaccio le altre videoregistrazioni per fissare l’attimo in cui sono partite. Ma c’è un ulteriore elemento che alla polizia dà buone speranze di riuscire a identificarle: a terra, sulla banchina di Termini, era rimasto l’ombrello dell’omicidio. Si spera di trovare le impronte digitali della proprietaria. Un’indagine classica, quella che il dirigente della Mobile di Roma, Alberto Intini, sta conducendo. Testimoni ascoltati a decine. Passati alla moviola i filmati. Interi quartieri della città sono battuti da investigatori. E i primi risultati già sono arrivati. I fotogrammi che hanno fatto sobbalzare più di un passeggero («Sono loro!») tra quelli che stanno collaborando con la polizia, sono ottimi. Nitidi. I volti delle due ricercate sono chiarissimi. Mancano purtroppo le riprese con la scena dell’omicidio, ma c’è tutto il resto: la ressa all’uscita, le due che si allontanano veloci, i soccorsi che arrivano. Mancano i nomi. Ma alla Squadra Mobile si respira ottimismo: pensano che sia solo questione di ore. Centinaia di copie di quei fotogrammi sono state consegnate agli equipaggi delle volanti che stanno setacciando gli abituali punti di frequentazione degli stranieri nella Capitale. «Nelle due linee metropolitane di Roma, dopo gli attentati di Londra del 2005, è stato installato un sistema sofisticato di controllo», ha spiegato il presidente della società, Stefano Bianchi. In tutto, funzionano 1.200 telecamere e 235 monitor all’interno delle stazioni, più alcuni grandi schermi nella sala di controllo di Termini. La mole di immagini da visionare, insomma, è immensa. Ma nulla più può sfuggire di quanto accade dentro la stazione. E se il delitto fosse accaduto nella linea A, quella con i convogli più moderni, ci sarebbero persino le videoregistrazioni di quanto accadeva durante il viaggio. Ma come siano andate le cose, ormai è noto. Tutto è iniziato con una futile lite. Una normale discussione da convoglio. Vanessa, che era salita alla stazione Tiburtina, s’è sentita pressata. «Aho, che spingete?», l’hanno sentita protestare. E di nuovo al momento dell’apertura delle porte. Vanessa e le due ragazze in bianco si sono spintonate. E’ lì che è scattata l’ombrellata al viso. Letale come un colpo di giavellotto. La città è sotto choc. Molti vedono nella metropolitana un incubo da evitare. Il vicesindaco, Maria Pia Garavaglia, saputo che i vigilantes non sono intervenuti (e le due assassine se la sono svignata) perché nessuno aveva segnalato il fatto, s’interroga: «Mi chiedo se questo episodio avrebbe potuto avere un esito meno luttuoso se le persone che erano accanto fossero intervenute con decisione contro chi ha commesso la violenza. Rimane un senso di profonda amarezza nell’esaminare la dinamica dell’omicidio».
fonte: La Stampa
CentroStudiSicurezza alle ore 14:28
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