"E' da anni che noi dell'associazione lottiamo contro forze più grandi di noi che vogliono mantenere oltre 50.000 lavoratori armati in condizioni lavorative spesso peggiori rispetto a paesi del terzo mondo. Sembra assurdo -spiega Marmello- che nella civilissima Italia le maggiori forze sindacali si oppongano ad una riforma del settore che ridia dignità, sicurezza e professionalità a dei lavoratori. Il Governo Prodi ha più volte bocciato emendamenti presentati da noi in parlamento (per mano di senatori e onorevoli della sinistra), giudicandoli "inammissibili". E' forse inammissibile che un lavoratore tenti di tutelarsi? E' coerente che la sinistra non appoggi e tuteli i lavoratori? Dove sono i sindacati in questi momenti? Perché hanno taciuto? Per la categoria questo Governo è stato una forte delusione. Speriamo che il prossimo non cavalchi l'emozione delle elezioni per spillare voti ai fini elettorali ed una volta al potere, si dimentichi come tutti, di un'intera categoria sempre al centro del ciclone.
E' ora che tutti aprano gli occhi e che vedano realmente chi sta lavorando per la categoria e chi, come tanti, hanno semplicemente raccolto il seminato altrui e fatto proprio. Dobbiamo essere uniti per un unico scopo e non solo per far prevalere interessi personali. C'è uno traguardo molto più nobile da portare avanti, il bene della categoria. Non è possibile - conclude Marmello - che ad oggi non vi siano ancora misure di sicurezza a favore e in tutela delle guardie giurate, se non un Regio Decreto del 1931, un'anticaglia che fa ancora riferimento a spade, dimenticando che ai giorni d'oggi gli assalti ai furgoni blindati avvengono a suon di kalashnikov ed armi modernissime>>.
fonte: Primapagina molise
PRESENTAZIONE






Il risultato dell’operazione, alla quale hanno partecipato 20 Carabinieri coadiuvati da una squadra di militari della C.I.O. (COMPAGNIA INTERVENTO OPERATIVO) del 3° Battaglione “Lombardia” di Milano da tempo in città per aumentare il controllo del territorio, ha portato alla denuncia di 22 persone alla Procura della Repubblica di Alba in quanto resesi responsabili di vari reati: