venerdì, 29 maggio 2009
Sassoferrato (Ancona), 28 maggio 2009 - Due disoccupati mettono a segno una rapina a mano armata in un supermercato di Sassoferrato, ma la particolarità del colpo è che uno dei due è un'ex guardia giurata che aveva da poco perso il posto di lavoro. Il bottino, circa 3.500 euro, è stato rinvenuto poco dopo a casa dell'ex vigilante che, assieme al complice, è stato arrestato dagli agenti del Commissariato di Fabriano.
Il primo è un uomo di 38 anni, P. E., originario di Napoli ma residente a Fabriano, mentre il compagno è un palermitano ventunenne, A. B., residente nella medesima cittadina. L'ex guardia giurata, passamontagna in testa e pistola in pugno, ha fatto irruzione in un supermercato Dico verso le 20 di ieri sera, si è fatto consegnare i soldi dal cassiere sotto la minaccia dell'arma, quindi è salito su un'auto bianca dove lo attendeva il palermitano.
I carabinieri di Sassoferrato hanno segnalato alla polizia di Fabriano le caratteristiche della vettura, gli agenti di una pattuglia si sono quindi ricordati che un'auto simile era stata già fermata per un controllo nei pressi dell’ospedale cittadino.
Il blitz è scattato non appena dai tabulati è venuto fuori l'indirizzo del proprietario, dove i due sono stati arrestati: secondo le ricostruzioni della polizia, il progetto di rapina sarebbe maturato proprio per le difficoltà economiche dei due. Assieme all'arma utilizzata (con un colpo in canna) e il denaro rubato, nella casa dell'uomo sono stati trovati un altro revolver e un fucile, regolarmente denunciati.
fonte: Il Resto del Carlino
giovedì, 28 maggio 2009
La tragedia si è consumata l’altra sera all’interno di un piccolo appartamento al quinto piano in vicolo del Castagneto. Lì poco dopo le 21 i due coniugi, entrambi con la doppia cittadinanza, hanno avuto una lite. L’ennesima lite, secondo gli inquirenti, dettata dall’insofferenza e dalle frustazioni della donna. Marianna Buchhammer, secondo la ricostruzione effettuata dai carabinieri di via dell’Istria e dal pm Giorgio Milillo, avrebbe infatti rinfacciato al marito di essere assente, disinteressato alla casa e poco attento alle sue esigenze. E, forse, anche di cedere troppo facilmente alle lusinghe delle altre donne, attratte dal fisico scultoreo del trentasettenne.
Un disco già sentito tante volte dall’uomo che, esasperato, ha finito per perdere il controllo. Così, anzichè reagire alzando semplicemente la voce, come già fatto in passato, l’altra sera Cristian Bovi ha scelto di mettere a tacere per sempre la compagna. Una scelta compiuta senza premeditazione - spiegheranno poi gli inquirenti -, e dettata esclusivamente da un’improvvisa e incontrollabile furia omicida. Furia scoppiata tra le pareti della stanza da letto, dove l’uomo stava finendo di vestirsi per andare al lavoro e dove, appunto, ha trovato a portata di mano la pistola d’ordinanza.
Con quella, e non con l’altra arma custodita in casa e detenuta con regolare porto d’arma, la guardia giurata ha sparato d’impeto alla vittima, quasi senza mirare. La distanza ravvicinata tra i due, però, ha fatto sì che il colpo andasse subito a segno, raggiungendo alla gola la donna e uccidendola praticamente sul colpo. A nulla sono valsi i tentativi di salvarla: all’arrivo dell’ambulanza, Marianna Buchhammer, stesa a terra con il capo sporco di sangue, era già spirata.
A dare l’allarme e a richiedere l’intervento dei sanitari e delle forze dell’ordine è stato proprio l’omicida. Poco dopo aver premuto il grilletto ed essersi reso conto della gravità del suo gesto, infatti, Bovi ha chiamato il 113. «Venite subito - è stato il messaggio concitato rivolto all’operatore della centrale operativa -. Dovete venire perché ho appena ammazzato mia moglie. Ho perso la testa».
Un’indicazione, rivelatasi poi purtroppo veritiera, che ha messo immediatamente in moto la macchina dei soccorsi. La segnalazione è stata quindi girata ai carabinieri del Reparto operativo e della Compagnia di via dell’Istria, competenti nella zona di Scorcola, mentre l’agente della sala operativa è rimasto in contatto telefonico con l’assassino.
All’arrivo dei militari quest’ultimo era in casa, scosso ma lucido e perfettamente consapevole di quanto accaduto poco prima. Ignara di tutto è rimasta fino all’ultimo momento invece la figlia minore della coppia, uscita dall’alloggio di vicolo del Castagneto poco prima della tragedia per portare a spasso i due cani della famiglia. Un’incombenza che, fortunatamente, ha evitato alla quindicenne di assistere alla sparatoria e di vedere il cadavere della mamma steso sul pavimento della camera. La ragazza infatti è stata intercettata dai carabinieri prima di rientrare in casa e allontanata subito dalla palazzina teatro dell’assassinio.
Da quella palazzina è stato portato via in serata con le manette ai polsi anche Cristian Bovi, ora rinchiuso in una cella del Coroneo con l’accusa di omicidio volontario. Nelle prossime ore verrà riascoltato dal pubblico ministero che ha già disposto il sequestro dell’appartamento e affidato al medico legale Fulvio Costantinides il compito di eseguire l’autopsia sul corpo di Marianna Buchhammer.
(rassegna stampa Il Piccolo)
venerdì, 22 maggio 2009
lunedì, 18 maggio 2009
Ma nel frattempo era stato trasferito dalla procura. Il suo accusatore ora rischia il processo per calunnia
ARCHIVIAZIONE. La sua posizione nei giorni scorsi è stata archiviata dal gip Agatella Giuffrida, che ha accolto la richiesta del procuratore Ivano Nelson Salvarani, che ha fatto il contropelo al ruolo del maresciallo avvalendosi della polizia tributaria per verificare come si erano svolti realmente i fatti dopo l'insidiosa querela sporta da Rizzi. Addirittura per concussione e usura. Circostanze, se fossero state vere, da arresto. Nell'inchiesta sono rimasti coinvolti, prima di essere prosciolti anche loro, i commercianti di laterizi Giovanni Luigi Garbin, 50 anni, e la madre Augusta Paiusco di 75, titolari dell'attività con sede a Motta di Costabissara. La loro colpa era stata quella di essere venuti incontro, proprio così, al debitore. E proprio da una denuncia per truffa presentata dalla signora Paiusco contro Rizzi nel corso del 2006 perché non aveva pagato una fornitura di materiale dell'importo di 8500 euro è scaturita l'ingarbugliata storia che dimostra il terreno minato sul quale lavorano i pubblici ufficiali.
LA TRAPPOLA. Panìco dopo avere ricevuto la denuncia aveva avviato gli accertamenti di legge convocando Rizzi, di cui altri creditori si erano lamentati, invitandolo a nominarsi un avvocato per la cosiddetta "elezione di domicilio".
Pare che in quella sede Rizzi chiese aiuto al sottufficiale per risolvere la situazione. Pertanto, il maresciallo si adoperò per far incontrare denunciante e denunciato. In quella sede, la signora Paiusco venne incontro a Rizzi facendogli sottoscrivere delle cambiali con una scadenza piuttosto lunga. Sul punto il procuratore Salvarani nella richiesta di archiviazione ha scritto che «mediante la sottoscrizione dei titoli, il pagamento del debito fu rateizzato in 400 euro mensili e dilazionato in due anni, sicché un qualche vantaggio in quella trattativa Rizzi ebbe ad ottenerlo, così come la Paiusco che ricevette titoli di credito immediatamente esigibili, anche se era consapevole che l'adempimento era assegnato alla buona volontà del Rizzi, che era patrimonialmente incapiente, tanto che la Paiusco si rifiutò di rimettere (e a ragione) immediatamente la querela». L'avrebbe fatto, come si fa in questi casi, solo quando il debito fosse stato estinto.
TRASFERIMENTO. Era la metà di ottobre 2006 e il caso, fin qui nella sua linearità, pareva chiuso con soddisfazione delle parti. Invece, che cosa avvenne. Rizzi non pagò e con un voltafaccia incredibile, come le indagini hanno accertato, il 7 settembre 2007 a quasi un anno dall'accordo con la "Garbin Edilizia srl" presentò in procura a Verona una querela contro l'esterrefatto Panìco. Il motivo?
Perché disse che non la depositava a Vicenza poiché il maresciallo altrimenti sarebbe stato coperto. E allegando alla denuncia i documenti del trasporto del materiale non pagato ed emessi dalla Garbin per 8500 euro, ne disconosceva la metà, affermando di essere stato costretto a sottoscrivere le cambiali a favore di Paiusco e Garbin su pressione del maresciallo, che lo avrebbe minacciato che se non avesse firmato gli avrebbe fatto revocare il porto d'armi come guardia giurata in forza ai Rangers.
Poiché i fatti erano dettagliati e, come descritti, pesanti in ipotesi per il carabiniere, scattò l'inchiesta. Salvarani spostò immediatamente Panìco dalla procura e affidò alla tributaria le indagini per capire i risvolti del delicato caso.
IL DEBITO. L'inchiesta ha accertato quanto segue. Il porto d'armi venne revocato a Rizzi su indagini della questura perché pare che egli millantasse con alcuni creditori di essere un poliziotto per tirarla in lungo. Panìco con questo provvedimento non c'entrava nulla. Inoltre, la guardia aveva effettivamente acquistato materiali dai Garbin per 8500 euro senza pagarli e le cambiali sottoscritte nel 2006 con scadenza 2008 sarebbero state per lui un vantaggio. Ma il problema, non di poco conto, è che Rizzi non aveva soldi, e per prendere tempo infangò l'incolpevole maresciallo Panìco, che è stato difeso dall'avv. Tonino De Silvestri. Ora il carabiniere è stato prosciolto, ma è stato rimosso dal suo prestigioso incarico. Rizzi, intanto, rischia di finire sotto processo per calunnia a Verona, dove presentò la querela che appare strumentale, ma soprattutto bugiarda. A proposito, gli 8500 euro il signor Rizzi ai Garbin pare debba ancora pagarli e sono trascorsi tre anni. Capito?
Ivano Tolettini
Il Giornale di Vicenza
venerdì, 15 maggio 2009
Grazie alle immagini, le indagini potrebbero avere al più presto un risvolto interessante ed immediato. Soccorsi i due vigilanti sono stati trasportati in ospedale dove sono stati medicati per lievi contusioni alla testa guaribili in pochi giorni. Anche questa volta, così come è accaduto negli ultimi episodi; potrebbe non escludersi la probabilità che ad aver agito possa essere un gruppo di banditi che erano al corrente delle tappe che avrebbe dovuto fare il furgone. Dopo qualche settimana di calma “apparente”, questo è il primo assalto ad un portavalori che si è registrato nell’area nord di Napoli. Un bilancio che ironicamente potrebbe definirsi positivo se si pensa che nel solo mese di aprile ben tre sono stati gli attacchi, di cui due portati a termine. Il primo è stato messo a segno il 4 aprile sulla circumvallazione esterna. I rapinatori accerchiarono il furgone e tentarono in ogni modo di aprire il portellone anteriore sparandogli contro anche diversi colpi d’arma da fuoco. All’interno i vigilanti nel frattempo avevano chiesto aiuto mediante il dispositivo d’allarme riuscendo così a far fallire il colpo grazie al tempestivo arrivo delle forze dell’ordine. Il secondo invece è stato compiuto a Casoria in via Principe di Piemonte. Anche in quell’occasione quattro uomini a volto coperto con passamontagna assaltarono il furgone della società Bsk. Dapprima li accerchiarono, dopodichè gli intimarono di consegnare i soldi poi scapparono via. Pochi giorni dopo, solo due, un altro furgone della società Bsk fu preso d’assalto a Frattamaggiore all’esterno dell’istituto di credito “Banco di Napoli” sito al corso Durante. Due vigilanti scesero per prelevare i soldi e trasportarli in banca, mentre un terzo rimase alla guida del furgone. Pochi secondi, o meglio millesimi di secondi, che sia i tre vigilanti della società sia il vigilante che lavora presso la banca si ritrovarono immobilizzati da tre uomini armati di pistola e aventi volto coperto da passamontagna. Dopo aver preso il bottino, esattamente la somma di 60.000 euro, senza perdere tempo, i rapinatori risalirono a bordo di un Mercedes Vito scappando in direzione Grumo Nevano. I tre rapinatori pur di portare a termine il colpo e non potendo attendere, naturalmente in auto l’arrivo del furgone portavalori, attesero il momento propizio nascosti all’interno del palazzo adiacente la banca dove fino a qualche mese fa era collocata l’Asl veterinaria. I numerosi assalti ai portavalori registrati in questi ultimi mesi è segno che forse la criminalità organizzata ha urgente bisogno di denaro liquido. Resta pero da stabilire se assalti ben studiati come quest’ultimo sia opera di bande specializzate autonome o che lavorano per conto dei clan della zona.
Dopo aver preso il bottino, esattamente la somma di 60.000 euro, senza perdere tempo, i rapinatori risalirono a bordo di un Mercedes Vito scappando in direzione Grumo Nevano. I tre rapinatori pur di portare a termine il colpo e non potendo attendere, naturalmente in auto l’arrivo del furgone portavalori, attesero il momento propizio nascosti all’interno del palazzo adiacente la banca dove fino a qualche mese fa era collocata l’Asl veterinaria. I numerosi assalti ai portavalori registrati in questi ultimi mesi è segno che forse la criminalità organizzata ha urgente bisogno di denaro liquido. Resta pero da stabilire se assalti ben studiati come quest’ultimo sia opera di bande specializzate autonome o che lavorano per conto dei clan della zona.
fonte: Il Giornale di Napoli
giovedì, 14 maggio 2009
fonte: Panorama.it
venerdì, 08 maggio 2009
TORINO 08/05/2009 - Per inseguire il sogno di una vita e diventare guardia giurata ha speso una fortuna. D’altronde tra porto d’armi, pistola e altri accessori, i costi hanno fatto in fretta a lievitare oltre i mille euro. Ma una volta tagliato il traguardo, per Antonio L.T., 35 anni, moglie e tre figli a carico, la sicurezza di un posto di lavoro e la stabilità economica si sono rivelate solo un miraggio.Appena due mesi, poi è arrivata la doccia fredda. Un noto istituto di vigilanza ha deciso di lasciarlo a casa da un giorno all’altro «Mi hanno licenziato senza nessun motivo - spiega Antonio - e ancora adesso dopo diversi mesi mi chiedo il perché. È stato un fulmine a ciel sereno, visto che non avevo ricevuto nessun richiamo formale, proprio non me lo spiego». Così Antonio, dopo aver investito tempo e denaro per trovare lavoro, si è ritrovato da un giorno all’altro disoccupato e disperato, visto che non sa più come pagare il mutuo di casa. «Non ho ricevuto nessuna tutela - racconta, mentre mostra la pistola che è ancora in suo possesso -, nei due mesi in cui ho lavorato sono stato mandato alla sbaraglio, non sono nemmeno stato affiancato per le prime settimane come tra l’altro prevede il regolamento interno. Ora chiedo di essere riassunto, anche perché senza lavoro fatico ad arrivare alla fine del mese».
Una vicenda, quella di Antonio, che ha fatto parecchio discutere nel mondo della vigilanza privata e che ora l’associazione delle guardie giurate ha portato addirittura sulla scrivania del prefetto Paolo Padoin. E a chiedere chiarimenti al prefetto sulle condizioni in cui sono costrette ad operare le guardie giurate è stato il segretario regionale ed il vice presidente nazionale del Centro Studi e Sicurezza Fabrizio Carbone, che si interroga anche sui criteri valutativi dei vari istituti di vigilanza soprattutto in relazione alle assunzioni dei nuovi operatori. «Il caso di Antonio - spiega Carbone -, è emblematico. L’istituto ha assunto un padre di famiglia con un contratto a tempo determinato, ha usufruito delle agevolazioni fiscali previste, e poi ha mandato allo sbaraglio una persona senza esperienza. È inaccettabile, Antonio dev’essere riassunto immediatamente».
Fin qui il caso umano, ma Carbone vuole porre l’accento soprattutto sulla facilità con cui si armano i privati cittadini per poi lasciarli a casa dopo pochi mesi. «È una situazione potenzialmente pericolosa - spiega -. Non si può armare così facilmente un padre di famiglia per poi lasciarlo a casa disperato e con una pistola in mano. E se qualcuno perdesse la testa? Serve una tutela maggiore per i nuovi operatori in un settore delicato com’è quello della vigilanza privata».
an.mag.
Cronacaqui
martedì, 05 maggio 2009
fonte:Diregiovani.it
PRESENTAZIONE







