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L' Associazione Centro Studi Sicurezza sezione Guardie Giurate è stata fondata formalmente nel 2001 da un gruppo di guardie giurate. Tra gli obiettivi primari, la volontà di riscattare una categoria lavorativa che da anni versa in condizioni disagiate grazie alla noncuranza delle Istituzioni e di alcune sigle sindacali.

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mercoledì, 30 settembre 2009

Iniziato l’appello per l’omicidio della guardia Luigi Rende
Reggio Calabria. E’ iniziato stamani, davanti ai giudici della prima sezione della Corte di Assise di Appello (Pasquale Ippolito presidente, Rosalia Gaeta consigliere), il processo per l’omicidio di Luigi Rende (nella foto), il vigilantes ucciso il primo agosto del 2007 nel conflitto a fuoco conseguente al tragico tentativo di rapina dell’agenzia delle Poste di via Ecce Homo. Conclusa la relazione del presidente Pasquale Ippolito, ha preso la parola l’avvocato Antonio Attinà, sostituto processuale dell’avvocato Antonio Managò che difende gli imputati Giovan Battista Familiari, 35 anni, Marco Marino, 30 anni e Santo Familiari, 40 anni. Il difensore ha chiesto, così come riportato nei motivi di appello, l’audizione della guardia giurata Antonio Siclari che al momento della rapina era in servizio insieme a Rende. L’avvocato Attinà ha evidenziato come l’esame del teste insieme alle video riprese registrate dall’impianto cui è dotato l’ufficio postale e la visita medico legale degli imputati feriti nel corso del tentativo di rapina, sono indispensabili per accertare l’esatta dinamica dei fatti.



A queste richieste della difesa si sono opposti sia la parte civile, sia la pubblica accusa.



Proprio quest’ultima, rappresentata in aula dal sostituto procuratore generale Salvatore Di Landro che oggi ha sostituito Francesco Neri, ha chiesto il rinvio del dibattimento per consentire al pg Neri di interloquire sulle richieste istruttorie avanzate dalla difesa. La Corte ha quindi deciso di rinviare il processo all’udienza che si terrà il prossimo 26 ottobre. I sei imputati Giovan Battista Familiari, 35 anni, Marco Marino, 30 anni, Santo Familiari, 40 anni, Giuseppe Papalia, 37 anni, Domenicoantonio Papalia, 31 anni e Francesco Giuseppe Gullì, 27 anni, riconosciuti colpevoli, sono stati condannati in primo grado alla pena dell’ergastolo.



fonte: Melitonline
CentroStudiSicurezza alle ore 20:24
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sabato, 12 settembre 2009

Rapina con sequestro di persona a Imperia: è scattata la caccia al basista
Imperia - I carabinieri, che hanno effettuato il blitz in banca, dove i malviventi erano entrati prendendo come ostaggio una quarantenne aggredita per strada e trascinata nell'istituto di credito, hanno lavorato tutta la notte alla ricerca di elementi investigativi





I QUATTRO ARRESTATI DAI CARABINIERI: MARIO PASCA, GIUSEPPE GIULIANO FEDERICO GIROLAMO E SALVATORE SCALIA





In provincia di Imperia e' scattata la caccia al basista, o meglio alla base logistica, in merito alla tentata rapina con sequestro di persona, messa a segno, ieri pomeriggio, al Banco di San Giorgio, in via Matteotti, a conclusione della quale sono finiti in carcere i quattro banditi, tutti di Palermo, che saranno processati la prossima settimana per direttissima. I carabinieri, che hanno effettuato il blitz in banca, dove i malviventi erano entrati prendendo come ostaggio una quarantenne aggredita per strada e trascinata nell'istituto di credito, hanno lavorato tutta la notte alla ricerca di nuovi elementi investigativi.



I quattro, pero', erano sprovvisti di documenti o qualsiasi altro effetto che possa contribuire a ricostruire la vicenda. Considerati professionisti, ognuno di loro, al momento dell'interrogatorio, ha raccontato versione diverse sulla provenienza a Imperia C'e' chi ha detto di essere giunto in auto, chi in aereo e chi in nave. Non avendo documenti, inoltre, sono stati identificati tramite impronte digitali. Rimangono, dunque, alcuni interrogativi da chiarire. Tra gli interrogativi da chiarire, c'e' anche quello della base logistica. E', infatti, probabile che qualcuno li abbia ospitati, ignaro che si trattasse di rapinatori.



Erano circa le 15.35, ieri, quando e' scattato l'allarme. Una signora, preoccupata alla vista di un uomo che stava trascinando in banca la donna, ha composto il numero del 112. L'operatore di centrale ha subito capito che poteva trattarsi di una rapina, e non di una lite tra fidanzati e sono cosi' partite cinque pattuglie. I carabinieri hanno fatto irruzione in banca e ai banditi non e' rimasto che arrendersi. Al momento della rapina erano presenti nell'istituto di credito 14 persone: 6 dipendenti e 8 clienti.



Sono cosi' finiti in carcere: Giuseppe Giuliano, 25 anni; Marco Pasca, 28 anni; Salvatore Scalia, 35 anni e Girolamo Federico, di 38 anni. Sono tutti pregiudicati di Palermo ed alcuni hanno precedenti specifici. Il bottino, consistente in circa 30.000 euro e 3.000 dollari statunitensi che aveva ordinato un cliente, e' stato riconsegnato alla banca. Una guardia giurata, che passava casualmente dalle parti della banca, avendo saputo dell'irruzione in corso, ha voluto dare il proprio contributo, indossando il giubbotto antiproiettile e partecipando alla cornice di sicurezza. L'indagine e' coordinata dal pubblico ministero Filippo Maffeo.



di Fabrizio Tenerelli

fonte: Riviera24.it
CentroStudiSicurezza alle ore 17:13
fatti di cronaca, aggressioni a guardie giurate | commenti (1) (popup)

martedì, 08 settembre 2009

Napoli, vigilante ucciso in piazza Mercato
Killer tradito dalla foto su Facebook





NAPOLI (8 settembre) - Una foto sorridente e spensierata, messa su Facebook lì accanto al proprio profilo personale. Una foto che gli è costata l’arresto, con l’accusa di aver fatto parte di una gang di rapinatori che lo scorso quattro agosto hanno ucciso l’agente di vigilanza Gaetano Montanino.Lui, il minorenne A.A.R., non immaginava che entrando nel più popolare social forum del mondo avrebbe offerto uno strumento nelle mani degli investigatori. Grazie a quella foto su Facebook, infatti, gli uomini della Mobile lo hanno identificato come il quarto esponente della gang che ha ucciso il vigilante nel tentativo di rapinargli la pistola di ordinanza.Ed è la prima volta a Napoli, forse anche in Italia, che un presunto assassino viene riconosciuto grazie agli archivi di Facebook. Inchiesta sprint, che ha visto nel giro di pochi giorni tutti i presunti assassini finire in manette. E che ha fatto registrare una svolta grazie alla decisione di uno dei quattro - il 18enne Vincenzo De Feo - di collaborare con la giustizia.De Feo, dunque, ha ricostruito l’assalto ai due vigilantes fermi in auto a pochi passi dalla chiesa del Carmine, ha poi spiegato la decisione di uscire armati per «rapinare qualche pistola ai vigilantes», chiarendo anche i particolari del micidiale assalto che ha provocato la morte del 45enne di Ottaviano.Ma soprattutto, De Feo ha identificato i propri complici, grazie alle foto a disposizione della polizia scientifica: a partire da Davide Cella, il presunto capogang ferito la notte della sparatoria e arrestato al Loreto Mare; poi con l’identificazione di Salvatore Panepinto, fino ad arrivare al complice minorenne.È qui che la situazione si complica, perché per un minorenne incensurato non ci sono foto a disposizione negli archivi di via Medina. Ma c’è un asso nella manica. È così che gli uomini della Mobile del vicequestore Vittorio Pisani decidono di affidarsi ai mezzi messi a disposizione dalla tecnologia: compulsati dal giovane collaboratore di giustizia, accendono il computer, si connettono e cliccano su Google, fino a ricavare una foto da Facebook.A questo punto il «pentito» non ha dubbi: «Potete stampare quella foto, è lui il quarto complice, il ragazzo che stava con noi in sella ai motorini». Inchiesta densa di particolari inediti. Tanto che negli atti depositati al Riesame in questi giorni, spuntano anche le convulse intercettazioni registrate subito dopo l’omicidio.Parole da cui emerge la preoccupazione della mamma di De Feo per la sorte del figlio, finanche il tentativo di organizzare una fuga all’estero per sfuggire agli arresti, grazie alla copertura finanziaria di tale «’o russo».Vicende che ora attendono le mosse della difesa, rappresentata dagli avvocati Giacomo Mungiello e Gustavo Pansini (difensori di Cella), dai penalisti Leopoldo Perone e Antonio Del Vecchio (che assistono il minorenne A. A. R., e Salvatore Panepinto), in un’inchiesta per molti versi conclusa.



fonte: Il Mattino
CentroStudiSicurezza alle ore 18:09
fatti di cronaca | commenti (popup)
Guardia giurata sequestrata, ferita e rapinata della pistola
Una guardia giurata in servizio è stata sequestrata da due uomini che, minacciandolo con la pistola, si sono fatti portare a Grumo Nevano. Poco dopo gli hanno sparato a una gamba e gli hanno rubato la pistola lasciandolo ferito sul posto. Dopo l'omicidio di Gaetano Montanino e il ferimento del suo collega Fabio De Rosa nella sparatoria di piazza Mercato, ancora una volta una guardia giurata rimane vittima della criminalità, questa volta fortunatamente non in modo letale. Ieri, l'uomo, di 33 anni, ha raccontato di essere stato avvicinato in serata da due uomini a volto scoperto in sella a uno scooter. I due aggressori, sono saliti a bordo dell'auto della guardia giurata costringendo l'uomo, sotto la minaccia della pistola, a guidare fino a Grumo Nevano (Napoli) dove, all'uscita dell'Asse Mediano, gli hanno sparato colpo di pistola che lo ha ferito al polpaccio. Quindi, lo hanno rapinato della pistola lasciandolo ferito sul posto. Il vigilante, in servizio per conto dell'agenzia L'investigatoré, è stato soccorso all'ospedale San Giovanni di Dio di Frattamaggiore: pur essendo sotto choc, le sue condizioni non sono giudicate gravi. Sull'episodio, che presenta alcune zone d'ombra a causa del racconto confuso reso dalla vittima, indagano i carabinieri.



fonte: Napolitoday
CentroStudiSicurezza alle ore 18:06
fatti di cronaca, aggressioni a guardie giurate | commenti (2) (popup)