L'inchiesta. Una condanna con rito abbreviato per lo scandalo delle mazzette dell'Ivri. E’ considerata l’indagine madre da cui è partita l’inchiesta sui dossier illeciti di Telecom.
Era l’estate del 2003 e sulla vigilanza privata di parchi e giardini di Milano scattò un’inchiesta destinata su corruzione e truffa destinata ad allargarsi in tutta Italia e a partorire l’inchiesta Telecom sui dossier illeciti.
Quel procedimento si è concluso con sette rinvii a giudizio, due proscioglimenti, ventidue patteggiamenti (da sei mesi a due anni di reclusione) ed una condanna con rito abbreviato, davanti al gup _Mariolina Panasiti. L’inchiesta sulle presunte tangenti pagate dall’Ivri (Istituto vigilanza riuniti d’Italia) per ottenere la sorveglianza, fra gli alti, di parchi cittadini, aeroporti, poste e anche caserme dell’esercito aveva portato anche al quasi commissariamento dell’Ivri. I reati contestati agli imputati e alle dieci società accusate vanno, a vario titolo, dalla corruzione alla truffa, alla frode, all’associazione a delinquere. Le posizioni di due degli imputati sono state trasferite dal Gup, per competenza al Tribunale di Roma e riguardano proprio la vicenda della sorveglianza di presidi militari. Giuseppe Calabrese, funzionario dell’Ivri di Milano, è stato condannato con rito abbreviato ad 1 anno e 2 mesi di reclusione per truffa e frode in pubbliche forniture. Maurizio Filotto, direttore centrale di Poste Italiane spa (un anno e 6 mesi), e Claudio Tedesco, amministratore di società del gruppo Ivri (2 anni in continuazione con precedenti reati) hanno patteggiato.
Per chi ha scelto il ritiro ordinario il processo inizierà per sette davanti alla X sezione penale il 4 ottobre. Le dieci società coinvolte nello scandalo hanno tutte patteggiato sanzioni pecuniarie sino ad un massimo di mezzo milioni di euro. I pm Stefano Civardi, Fabio Napoleone e Letizia Mannella contestano agli imputati lo scambio di mazzette per importi da 20 mila fino a 600 mila euro per ottenere appalti sulla sicurezza. Le tangenti sarebbero state scambiate per almeno quattro anni, tra il 2000 e il 2004. Intercettando uno degli indagati la Procura ha scoperto l’affaire dei dossier illegali. Commentando le intercettazioni telefoniche che avevano incastrato i vertici dell’Ivri l’indagato aveva detto: <<In effetti se li hanno inc…Perché hanno il 349, non c’hanno il 335… Se c’hanno il 335…’sto figlio de…di Tavaroli se li avvertiva subito>>. Tavaroli, ex manager security Telecom, è in carcere dal 20 settembre.
Fonte E Polis Milano
mercoledì, 25 aprile 2007
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