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martedì, 29 gennaio 2008

HA IL CANCRO, PERDE IL LAVORO E SI SPARA ALLA TESTA
Trovato in un canale il corpo di un vigilante scomparso da un mese. Per uccidersi ha usato la pistola di servizio




MILANO (29/01/2008) - Lo hanno trovato riverso in un canale nelle campagne che da via Ripamonti portano a Opera, con un proiettile conficcato nella tempia e un altro a terra, il volto e il corpo ormai resi irriconoscibili dalla lunga permanenza nell’acqua. Poco distante dal cadavere, la pistola e il telefono cellulare con cui, quasi un mese fa, aveva detto addio alla moglie. Marco L., 33 anni, guardia giurata presso una grande impresa di sicurezza, era scomparso da casa il 17 dicembre. La moglie aveva sporto regolare denuncia presso la stazione dei carabinieri di San Donato, dove risiedevano entrambi.



La scomparsa


L’ultima telefonata alla moglie risale dunque alla notte del 17 dicembre. «Sto male, ho un tumore - avrebbe detto la guardia giurata per telefono - ho deciso di farla finita». Da allora di lui non si sono più avute notizie. Marco L., in effetti, era stato allontanato dalla propria azienda, la “Sicuritalia Ilvi” di San Donato, proprio qualche mese fa, per motivi di salute. Sembra infatti che il 33enne avesse dato segni di squilibrio tali da preoccupare i dirigenti dell’azienda e da far decidere per una sua temporanea rimozione dall’incarico.

Problemi comportamentali forse dovuti alla scoperta di avere una malattia incurabile, come lui stesso ha confidato alla moglie, e che ora i carabinieri che si occupano del caso stanno cercando di chiarire.



Il giallo

Ma la vicenda, sebbene gli inquirenti parlino di «suicidio quasi certo», presenta ancora qualche contorno oscuro. Innanzitutto, non è ancora chiaro il perché la guardia giurata abbia deciso di uccidersi proprio in uno spiazzo di terra così isolato e buio, in piena campagna, a ridosso di un canale, dove di notte si tengono incontri sessuali e trattative per compravendita di droga.

Inoltre, dalla pistola d’ordinanza trovata a poca distanza dal cadavere, sono stati esplosi non un colpo ma due, sebbene solo uno lo abbia colpito alla testa. E un terzo è rimasto inceppato in canna. Vista la lunga permanenza dell’arma nel canale, sarà pressoché impossibile riuscire a risalire alle impronte digitali di chi l’ha toccata per l’ultima volta.



Il ritrovamento

E’ stato un cacciatore, domenica sera intorno alle 19, a fare la macabra scoperta nelle campagne di via Ripamonti, a pochi passi dal carcere di Opera. Mentre passeggiava lungo la roggia, ha visto delle gambe affiorare dall’acqua. E dopo essersi reso conto di trovarsi davanti un cadavere ha telefonato al 112. I vigili del fuoco e i carabinieri hanno impiegato molto tempo prima di riuscire a estrarre il cadavere dal canale. Visto l’avanzato stato di decomposizione del corpo gli inquirenti ritengono che la morte violenta possa risalire allo stesso giorno della scomparsa.




fonte :Cronacaqui
CentroStudiSicurezza alle ore 12:29
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