Forse ferito uno dei banditi in fuga
Ma la guardia giurata di un istituto privato di sorveglianza ha potuto fare poco: il complice del malvivente, anch'esso sbucato dal buio, lo ha colpito alla testa con un punteruolo di ferro. Facendolo cadere rovinosamente nel cortile della ditta Cama di via Leonardo da Vinci, a Gironico, un'azienda specializzata nella produzione di impianti di riscaldamento. I malviventi, evidentemente, cercavano di entrare per rubare.
Ma il vigilante li ha sorpresi e li ha costretti a fuggire. Anche perché, dopo essere stato ferito alla testa, ha deciso di reagire.
Ha preso la pistola e ha esploso un colpo all'indirizzo dei banditi nel tentativo di bloccare la loro fuga. I due uomini sono ugualmente scappati a tutta velocità, anche se non sono riusciti a portare via nulla. A quel punto, però, il tempo era ampiamente scaduto. La reazione della guardia giurata potrebbe anche avere ferito uno dei due. La conferma di questa ipotesi è stata data dai carabinieri della compagnia di Cantù, giunti sul posto per effettuare i rilievi. A terra hanno infatti trovato del sangue.
Difficile, però, dire se del vigilante oppure dei malviventi che volevano rubare in ditta. La Cama, per la cronaca, è nella zona industriale del paese. Vicino altre ditte, molte delle quali sono stamperie.
Evidentemente i ladri hanno studiato il colpo da mettere a segno e lo stavano attuando, senza fare i conti con il turno di notte del vigilante che li ha sorpresi. E che ha pure rischiato, visto che quando i due se lo sono trovato davanti non hanno esitato a colpirlo alla testa, procurandogli un trauma cranico non commotivo con il punteruolo che avevano in mano e che poi hanno abbandonato in cortile.
La guardia giurata è stata ricoverata precauzionalmente al Sant'Anna.
Senza esito, al momento, le ricerche dei militari dell'Arma nei pronto soccorso degli ospedali della provincia e della zona. O i malviventi non sono stati raggiunti dal colpo di pistola oppure sono riusciti a dileguarsi e a chiedere aiuto da qualche altra parte. I carabinieri di Cantù stanno tuttora lavorando, anche se sono pochi gli elementi in loro possesso: il ferito non è stato in grado di dire molto sul conto dei banditi i quali erano, quasi certamente, stranieri. Gente forse dell'Est europeo, specializzata in furti in case e ditte. Il vigilante non è stato neppure in grado di notare se i malviventi siano fuggiti a piedi, per i campi della zona, oppure in auto. Magari con un complice ad attenderli e soccorrerli nell'eventualità del ferimento. Comunque non grave visto che sono riusciti a far perdere le loro tracce.
Marco Romualdi
Corriere di Como.it
PRESENTAZIONE






PORTA VITTORIA (MILANO) (17/01/2008) - Gli hanno teso un agguato mentre stava per finire il suo turno di lavoro. Prima lo hanno preso a calci e poi gli hanno spruzzato in viso dello spray urticante al peperoncino. Infine, dopo averli sfilato la pistola dalla fondina, lo hanno colpito in testa con il calcio dell’arma, provocandogli un profondo squarcio dal mento fino al collo.È successo ieri notte in via Sidoli, al civico 4, davanti ad un palazzo dove hanno sede numerose società. La vittima è Luciano S., vigilante di origini siciliane di 43 anni.L’uomo, che come ogni notte stava sorvegliando il palazzo, era arrivato quasi alla fine dei suo turno. All’improvviso, mentre usciva dallo stabile al civico 4, è stato avvicinato alle spalle da un gruppo di malviventi, che prima lo hanno preso a calci e poi, quando lui si è girato, gli hanno spruzzato in viso uno spray urticante. Era la sua pistola Beretta calibro 7.65 (di quelle normalmente utilizzate dalle forze dell’ordine), l’obiettivo dei rapinatori. Dopo avergliela sfilata dalla fondina l’hanno colpito in viso proprio con la sua arma e sono scappati a piedi.Luciano, nonostante il dolore lancinante, è riuscito a dare l’allarme. Sul posto sono immediatamente arrivati i carabinieri e il 118 ed è stato ricoverato all’ospedale Policlinico.«Ho pensato volessero ammazzarmi - racconta Luciano - perché hanno afferrato la mia pistola e me l’hanno puntata alla testa». «Ho visto che erano in due, e parlavano con accento slavo - prosegue il metronotte - ma in lontananza mi sembrava ci fossero dei complici». E’ uno dei carabinieri accorsi sul posto a dare una spiegazione sul perché ai rapinatori slavi interessasse solo la pistola: «I metronotte sono l’obiettivo perfetto dei rapinatori perché sono armati ma soli. Rubano le loro armi e poi le utilizzano per compiere rapine». 