Seduta del 18 ottobre 2005
Seguito della discussione del testo unificato dei progetti di legge Lucidi ed altri; Cento; Pistone; Misuraca e Amato; Molinari; Stucchi; Nespoli ed altri; Ascierto e La Russa; Marras e Vitali; Pezzella; d'iniziativa del Governo: Disposizioni in materia di sicurezza sussidiaria (A.C. 301-452-823-868-1172-2188-2303-2393-2508-2880-4209) (ore 17,05).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del testo unificato dei progetti di legge d'iniziativa dei deputati Lucidi ed altri; Cento; Pistone; Misuraca e Amato; Molinari; Stucchi; Nespoli ed altri; Ascierto e La Russa; Marras e Vitali; Pezzella; d'iniziativa del Governo: Disposizioni in materia di sicurezza sussidiaria.
Ricordo che nella seduta del 12 settembre 2005 si è conclusa la discussione sulle linee generali.
Per consentire la presenza in aula del relatore sul testo unificato e dei componenti il Comitato dei nove, sospendo la seduta.
La seduta, sospesa alle 17, è ripresa alle 17,20.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, so che il collega Michele Ventura ha chiesto la parola: gliela cederei volentieri, perché intendevo sollevare la stessa questione.
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, lei è un vero signore...
Prego, onorevole Ventura, ha facoltà di parlare sull'ordine dei lavori.
MICHELE VENTURA. Signor Presidente, mi è sembrato singolare che si svolgessero i lavori in Assemblea, con relative votazioni in concomitanza con i lavori della Commissione bilancio, che non è stata sconvocata. Eravamo riuniti in quella sede per esprimere dei pareri, peraltro in una situazione di grande difficoltà. La scorsa settimana, infatti, abbiamo dovuto lavorare per esprimere i pareri
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durante i ritagli di tempo, e nella giornata di oggi, con riferimento ad un provvedimento importante quale quello relativo al settore agricolo, ci siamo trovati a constatare l'assenza di copertura finanziaria sul primo articolo e sull'articolo 5-bis che - onorevoli colleghi, vorrei ricordarlo mentre si svolge l'assemblea della FAO - riguarda gli aiuti alimentari ai paesi bisognosi.
Non sarebbe stata sicuramente una figura esemplare per il nostro paese se, durante i lavori di tale conferenza, ci si fosse trovati nella situazione di negare i contributi alla FAO.
Quindi, non stavamo perdendo tempo! Ed abbiamo anche dovuto esprimere i pareri per consentire i lavori dell'Assemblea su un altro provvedimento altrettanto importante, ossia quello concernente la delega al Governo in materia di beni sequestrati ai mafiosi, nel giro di mezz'ora; tale provvedimento è stato incardinato e licenziato.
Approfitto di questa occasione per sollevare il problema relativo al modo in cui la Commissione bilancio possa lavorare con relativa tranquillità ed al fatto che il Governo debba presentarsi alle riunioni della medesima Commissione con i provvedimenti già istruiti.
Se a ciò si aggiunge che, mentre stiamo lavorando, l'Assemblea si riunisce e procede a votazioni, chiaramente, signor Presidente, non possiamo accettarlo. Ciò proprio perché questi provvedimenti rivestono l'importanza che ho ricordato, sia pure sommariamente (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Michele Ventura. Ho già detto poco fa che tra le programmazioni e le azioni c'è sempre un certo iato, una certa differenza.
L'ordine di sconvocazione della Commissione bilancio era stato impartito tempestivamente dalla Presidenza: lo dico a garanzia di tutti. Tra questo ordine e la sua esecuzione è intercorso del tempo e questo mi dispiace. Al contempo, non si può evitare che ci sia questo lasso - o lasco - di tempo tra una cosa e l'altra.
Prendo atto di ciò e provvederemo in modo che non si ripeta questa fastidiosa differenza tra ciò che si decide nelle Commissioni e gli strumenti necessari ad operare in Assemblea.
La ringrazio per la sua sollecitazione.
DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, intervengo solo per far presente a lei e all'Assemblea che non siamo in condizione di iniziare l'esame del provvedimento: oggi, infatti, in sede di Comitato dei nove è stato esaminato solo qualche emendamento e ci siamo riservati di concludere l'esame del provvedimento nella giornata di domani. Ciò nella convinzione che, probabilmente, la trattazione degli altri argomenti iscritti all'ordine del giorno avrebbe occupato non solo la giornata odierna, ma anche quella di domani.
Purtroppo, il tempo è tiranno e non possiamo fare diversamente: l'Assemblea deve valutare l'opportunità di procedere all'esame di un altro provvedimento.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, non vorrei ripetermi perché, tra l'altro, il collega Antonio Leone mi riprende: debbo, tuttavia, rilevare che lo stato confusionale, a questo punto, è totale.
Non è possibile andare avanti in questa maniera e costringere il presidente Bruno, che tutti noi conosciamo per la sua serietà, a rappresentare all'Assemblea l'impossibilità di procedere. Prendiamo atto che si iscrivono all'ordine del giorno argomenti che non sono assolutamente in condizione di essere trattati.
Signor Presidente, l'ordine del giorno non si predispone - diciamo così - per caso. Evidentemente, chi formula l'ordine del giorno avrebbe dovuto sapere che c'era
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questa situazione di difficoltà. Se si continua ad andare avanti in questa maniera - ha ragione il collega Innocenti -, vuol dire che c'è un problema di programmazione dei lavori. Siamo in una situazione veramente difficile.
Per fare chiarezza, le chiedo, ai sensi dell'articolo 41 del regolamento, di sottoporre la decisione al voto dell'Assemblea. A mio avviso, è il momento di farla finita e di andare avanti comunque (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Se lei avanza una richiesta in tal senso, onorevole Boccia, io naturalmente vi darò corso. Tuttavia, desidero ricordarle che, quando nella Conferenza dei presidenti di gruppo vengono indicati gli argomenti da inserire all'ordine del giorno, non si emana un decreto - per così dire - immediatamente attuativo, ma si compie una valutazione prognostica circa la possibilità di esaminarli. Lo dico come se fossi un deputato seduto nell'emiciclo. Questo è ciò che succede. Io partecipo spesso alle riunioni della Conferenza dei presidenti di gruppo: è così che si fa un programma di massima.
Può capitare, dunque, che non si riesca a concludere il programma di massima. Il presidente Bruno, con la sua lealtà, ha detto che la Commissione non è in grado di procedere all'esame di questo punto dell'ordine del giorno.
Se lei, onorevole Boccia, ciononostante, chiede che si prosegua ugualmente, mi pare che tale sua richiesta non sia corrispondente al principio einaudiano del «conoscere per deliberare». Se si preferisce deliberare senza conoscere, si corre qualche rischio in Parlamento. Però, dal momento che lei ha avanzato tale richiesta, io, eventualmente, la porrò in votazione.
DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, oggi, in Commissione, oltre al rappresentante del Governo, erano presenti anche i rappresentanti dell'opposizione. Insieme abbiamo stabilito e deciso quanto ho riferito poc'anzi: vi era la collega Lucidi, che in questa vicenda è stata molto attiva, e vi erano altri colleghi.
Poiché il tempo - lo ripeto - non consentiva un esame approfondito degli emendamenti, si è ritenuto tutti insieme di aggiornare la riunione del Comitato dei nove a domani mattina. Mi sento ora rivolgere una richiesta da parte del collega Boccia, che, per carità, non condivido, ma che è lecito che egli faccia, che tuttavia non tiene conto del fatto che siamo nella chiara impossibilità di iniziare l'esame di questo provvedimento, atteso che neppure l'articolo 1 è stato vagliato dal Comitato dei nove. Ciò perché vi è stato un approfondimento da parte dei colleghi dell'opposizione e della maggioranza al fine di migliorare il provvedimento e di convergere su un testo il più possibile condiviso.
PRESIDENTE. Mi pare che la precisazione del presidente Bruno, nella sua chiarezza e semplicità, non fosse necessaria. In considerazione di quanto ha già affermato il collega Bruno, mi sentirei di prenderne atto e di aggiornare la seduta per doverosità di conoscenza e, addirittura, di approfondimento della materia da portare all'attenzione dell'Assemblea; conseguentemente, di rinviare l'esame del testo unificato in materia di sicurezza sussidiaria a domani.
Onorevole Boccia, se lei insiste per la votazione, io non posso impedirla. Ma la prego, conoscendo la sua sensibilità, di formulare questa richiesta come fatto da porre all'attenzione dell'Assemblea, non di insistere per la votazione.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, lei mi mette in difficoltà, perché è chiaro che, se l'opposizione sta facendo ostruzionismo, perché - come lei sa - una legge vergognosa, quella sulla riforma elettorale, è in itinere, noi non dovremmo essere accondiscendenti.
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Però, lei ha rivolto un richiamo a me personalmente: mi sono consultato con i colleghi dell'opposizione ed è soltanto per corrispondere alla sua gentile richiesta che noi accettiamo di non insistere.
PRESIDENTE. La ringrazio, ma penso che, oltre alla gentilezza, in questo caso vi sia anche il dovere della conoscenza degli elementi che la Camera deve valutare. Quindi, prendo atto di tale gentile espressione di volontà e rinvio il seguito del dibattito sul testo unificato in materia di sicurezza sussidiaria ad altra seduta.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, intervengo sull'ordine - lo dico tra virgolette - dei lavori (sui possibili lavori) per chiederle qualche lume. Non è possibile convocare la Camera dei deputati con un ordine del giorno e, dopo due ore e mezzo, essere ancora a discutere di cosa fare.
PRESIDENTE. Ci si avvia verso la notte...
RENZO INNOCENTI. Esatto, e proprio perché ci si avvicina al periodo notturno sarebbe opportuno sospendere i lavori rinviando alla seduta di domani, in modo che il Governo e la maggioranza decidano tra loro cosa vogliono fare, tra i vari temi riguardanti le questioni dell'agricoltura, degli infortuni domestici e dei problemi della sicurezza, che sono, poi, i problemi dei cittadini. Decidano loro, perché mi sembra che lo stato di confusione continui ad albergare in chi sottopone inutilmente all'attenzione dell'Assemblea provvedimenti - siamo già al terzo - che non è possibile esaminare.
Siamo ormai arrivati al terzo punto dell'ordine del giorno e constatiamo che vi è impraticabilità: non si possono affrontare i vari punti. Quali criteri informano chi decide sull'ordine del giorno? So che la domanda può essere indiscreta, come dice qualcuno. Tuttavia, in questa sede stiamo lavorando pubblicamente: non è pensabile convocare un ramo del Parlamento e non avere conoscenza dello stato in cui i provvedimenti si trovano. Tutti noi possiamo comprenderlo: siamo passati attraverso alcune fasi che hanno visto talune novità intervenire tra il momento in cui si programmano i lavori e quello in cui il provvedimento si esamina. Tuttavia, l'ordine del giorno è stato predisposto venerdì; capisco che l'euforia per aver approvato una legge elettorale possa aver gettato un'ulteriore ombra di disattenzione sui problemi veri del paese. Nessuno si cura di tali problemi: basta aver approvato la legge elettorale, o meglio essere in quella direzione, e tutto è a posto. Mi sembra tuttavia che le cose non vadano come qualcuno vorrebbe perché, fortunatamente, vi sono reazioni dei cittadini, prove di non condivisione di tale strategia.
Ripeto, le chiedo se sia possibile concludere i nostri lavori, rinviare cioè alla seduta di domani e cercare di avere maggiori possibilità di orientamento da parte dei colleghi che seguono i provvedimenti. Non si può cercare di trattare i punti 1, 3, 5, 7 o 8 e tutte le volte trovarsi di fronte alla solita risposta. Sembra davvero di giocare al lotto, ma qui la vittoria, purtroppo, non è di nessuno e la sconfitta è di quelli che stanno dietro a tali provvedimenti: interessi ed anche questioni di grande importanza.
Le chiedo, dunque, anche a nome degli altri colleghi, di prendere in considerazione la possibilità di concludere i nostri lavori odierni e di rinviare il tutto alla seduta di domani (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevole Innocenti, i casi sono due: o lei avanza una richiesta formale, ed io la metto in votazione, o si tratta di un'esortazione a far sì che l'ordine del giorno venga considerato nella sua articolazione. In questo caso, posso dirle che al primo punto dell'ordine del giorno vi è lo svolgimento di interrogazioni ed al secondo punto la conversione in legge del decreto-legge in materia di agricoltura che, come abbiamo sentito poco fa, onorevole Innocenti, presentava alcuni
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problemi che la Commissione non era pronta a risolvere. Quindi, l'ordine del giorno ha seguito il suo iter.
Non è giusto quindi dire diversamente, salvo gli argomenti politico-polemici, ai quali da questo banco non do corso; fossi nella mia condizione di parlamentare saprei cosa dire, ma dal banco della Presidenza non le dico nulla! Le dico solo che abbiamo seguito l'ordine del giorno, pur nella difficoltà con cui abbiamo appreso le questioni esposte. Ora si dovrebbe quindi passare all'esame del provvedimento iscritto al punto 4 dell'ordine del giorno della seduta. Se poi lei, onorevole Innocenti, avanza una richiesta di differimento, io la pongo in votazione.
Però mi permetto di dire - al di là dell'impostazione puramente defatigatoria, che è un diritto, ma non connessa all'esame delle esigenze che in Parlamento riguardano tutti i cittadini o quella parte di essi che ha interesse ai singoli provvedimenti - che questo non è corrispondente all'ordine del giorno e all'ordine dei lavori. L'ordine del giorno di seduta è stato rispettato, nelle modalità con le quali ciò era possibile. Se si vuole interrompere la seduta, io pongo in votazione, onorevole Innocenti, la sua richiesta, se è ufficiale. Mi permetto però di dire anche a lei, come ho fatto con l'onorevole Boccia, che secondo me quello che lei doveva dire a buon intenditore è stato capito; l'ipotesi di interrompere i lavori a mio avviso non è il modo migliore per continuare nell'esame dell'ordine del giorno: significa piuttosto «disordine» del giorno!
ANTONIO LEONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, desidero associarmi alla richiesta del collega Innocenti, non omettendo però di ricordare che sostanzialmente siamo arrivati a trattare un punto dell'ordine del giorno che era quello per il quale avevamo chiesto l'inversione: il provvedimento sugli infortuni domestici. Ci siamo arrivati naturalmente. Nonostante ciò, a nome del gruppo, ma ritengo anche a nome degli altri colleghi della maggioranza, ci associamo alla richiesta del collega Innocenti finalizzata al rinvio del dibattito alla seduta di domani.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, vorrei rispondere positivamente al suo invito a ritirare la proposta da me formulata, così come aveva fatto prima il collega Boccia. Il collega Leone, mi ha però preceduto. Comunque, io accedo alla sua richiesta, Presidente.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Innocenti. Lei quindi non insiste nella sua richiesta.
Proseguiamo quindi i nostri lavori secondo l'ordine del giorno.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, la ringraziamo per la sua pazienza, tuttavia lei dovrebbe risolvere un ultimo problema. L'Assemblea oggi pomeriggio è stata chiamata a votare su un'inversione dell'ordine del giorno, per procedere alla discussione del provvedimento iscritto al punto 4. L'Assemblea ha però respinto tale proposta, stabilendo di non voler accedere a quell'inversione e quindi di non voler passare all'esame del provvedimento iscritto al punto 4 dell'ordine del giorno.
Le chiederei la cortesia di precisare anche questo aspetto, al fine di illuminare lo stato confusionale che, come vede, avevo ragione di rinvenire nella maggioranza!
PRESIDENTE. Lo stato confusionale non costituisce, come gli stati emotivi e passionali, un discrimine: è come se non ci fosse! Quello che posso dirle è che l'Assemblea ha respinto con votazione la proposta di inversione dell'ordine del giorno.
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Abbiamo poi ascoltato il presidente della I Commissione, onorevole Bruno, il quale, facendo il suo dovere, ha detto che la Commissione non era in grado di dare corso all'esame del provvedimento di sua competenza. Quindi il provvedimento iscritto al punto 4 dell'ordine del giorno non è stato bocciato, per così dire, ai fini del suo esame; la sua trattazione rappresenta la conseguenza del fatto che il presidente della I Commissione ha segnalato l'impossibilità di procedere nell'esame del provvedimento precedente (quello iscritto al punto 3 dell'ordine del giorno). Si tratta non di una bocciatura, bensì della prosecutio normale dell'ordine del giorno.
Aggiungo, infine, onorevole Boccia, che lei non mi mette mai in imbarazzo. Io l'ascolto volentieri, anche perché a volte, nel grigiore delle giornate parlamentari, se ogni tanto si accende un qualcosa di polemico, lo accetto sempre volentieri.